Politica e Sanità
14 Marzo 2013La maggior parte degli oncologi teme che i tagli alla spesa sanitaria pesino sulla qualità delle cure e metà di loro considera i biosimilari, cioè farmaci simili agli originali biotech ma non uguali, una risorsa che può garantire risparmi, tuttavia solo una minima parte sa definire correttamente che cosa sono. Sono questi alcuni dei dati contraddittori emersi da un sondaggio nazionale condotto dall’Associazione italiana di oncologia medica (Aiom), che hanno spinto l’associazione ad avviare, dal prossimo 19 aprile, un tour in 9 regioni, finalizzato a sensibilizzare e informare con seminari gli specialisti sull’uso biosimilari. Lo ha annunciato il presidente, Stefano Cascinu, presentando i dati in un incontro a Milano. Dalle risposte raccolte su 508 oncologi, il 92% dichiara di utilizzare farmaci biotech, il 52% ritiene che i biosimilari possano favorire il contenimento dei costi, anche se per il 39% è più utile cercare i margini di risparmio in altre voci di spesa. E non mancano i dubbi: solo 24% degli intervistati ne dà una corretta definizione, per il 62% ci sono criticità legate al fatto che possano funzionare in maniera differente rispetto all’originatore e per l’84% dei clinici la decisione sulla sostituibilità tra biologico e biosimilare deve essere di esclusiva competenza dell’oncologo. Secondo Aiom, l’arrivo in oncologia, nei prossimi anni, dei biosimilari di anticorpi monoclonali (mAb) porrà interrogativi sulla loro efficacia e sicurezza, temi sui quali l’attenzione è molto alta: il 65% degli intervistati ritiene, infatti, che i biosimilari dei mAb siano più complessi di quelli attualmente disponibili e richiedano processi di vigilanza più accurati, appositi registri e studi clinici con endpoint validati. Secondo Cascinu, infatti, «per questi prodotti deve essere previsto un uso appropriato e attento dello strumento della notifica di eventuali reazioni avverse e gli oncologi sono pronti a fare la loro parte» ma resta ancora aperto «il problema della mancanza di una legge che regoli la materia». Per migliorare consapevolezza e sensibilizzazione su questi temi, l’Associazione attraverso il tour e i seminari in tende «fare informazione con l’obiettivo di fornire ai clinici gli strumenti adatti per aiutarli nella pratica quotidiana». Anche perché tale informazione andrà trasmessa ai pazienti tra i quali, fa sapere la Favo, la Federazione italiana delle associazioni di volontariato in oncologia, il livello di conoscenza sui biosimilari è ancora basso.
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