Politica e Sanità
26 Marzo 2013«La Federazione vuole aprire un dibattito serio e approfondito sul futuro della previdenza dei farmacisti, perché si giunga rapidamente a soluzioni condivise» lo sottolinea Maurizio Pace, segretario della Federazione degli Ordini dei farmacisti italiani (Fofi) accogliendo così le proteste di molti farmacisti non titolari e le preoccupazioni riportate dai presidenti degli Ordini provinciali ripresi ieri da Farmacista33. «Il nostro ente previdenziale ha ormai 60 anni di storia e, inevitabilmente, siamo giunti al momento in cui è necessario provvedere a un ammodernamento, non tanto e non solo attraverso provvedimenti regolamentari, ma con un intervento normativo che ci ponga al passo con i tempi». Il grande mutamento che ha attraversato il mondo del lavoro ha toccato anche la professione del farmacista, sottolinea la nota Fofi: dalla nascita di nuove posizioni funzionali, da quelle nell’industria del nutraceutico ai titolari di parafarmacia, alle nuove forme contrattuali, come Co.co.co e Co.co.pro, e alle diverse forme di lavoro precario e intermittente, senza contare l’espulsione di molti farmacisti dall’industria farmaceutica. «Di fronte a questa mutazione, il nostro assetto previdenziale necessita di una attenta analisi e soprattutto di un serio intervento: in un momento in cui la precarietà è diventata la regola è impossibile chiedere a un iscritto che non sia titolare di farmacia di contribuire per 12 mesi l’anno quando è ben difficile che lui lavori continuativamente per quel periodo; ma senza nascondersi che il problema previdenziale sta investendo anche i titolari, per la perdita redditività e valore della farmacia stessa» prosegue Pace. «C’è poi la questione del contributo di solidarietà che è stato introdotto in via sperimentale ma, come spesso avviene in Italia, sembra essersi consolidato e anzi, grazie al meccanismo di indicizzazione, aumenta annualmente il suo peso. Infine, andrebbero anche considerate le difficoltà di quei titolari di pensione che, per restare iscritti all’Ordine, vorrebbero poter versare il minimo contributo possibile». Nell’attesa di una riforma che spetta al legislatore e di cui la professione deve farsi propugnatore, occorre provvedere attraverso modifiche del regolamento ad alleviare le sofferenze più evidenti, si conclude la nota Fofi.
Marco Malagutti
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