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Politica e Sanità

29 Marzo 2013

Irlanda, troppa competizione aumenta la speculazione


Una spesa per lo stesso medicinale fino a tre volte superiore a seconda della farmacia in cui viene comprata. È quanto succede in Irlanda secondo un report della National Consumer Agency che ha confrontato i prezzi di 39 tra i farmaci più prescritti in 45 farmacie. L’indagine, va precisato, non ha preso in esame farmaci generici. A livello nazionale ci sono variazioni enormi tra i costi con il caso più eclatante di un antiulcera che a Dublino ha un prezzo che varia a seconda della farmacia da 16,62 a 28,02 euro mentre a Waterford può arrivare a un massimo di 49,69 euro. I dati, secondo la Irish Pharmacy Union, sarebbero il risultato di un mercato troppo competitivo. Ne abbiamo chiesto conferma a Carlo Ranaudo, docente di Analisi di mercato presso la facoltà di Farmacia dell’Università Federico II di Napoli. «Nello studio come prima cosa si evidenzia che le ragioni della scelta di una farmacia rispetto a un''altra non sono solo legate al prezzo dei farmaci (che pure hanno una sensibile variazione) ma anche al rapporto interpersonale e familiarità instaurato,all''accessibilità,alla disponibilità oraria,alla location. Lo studio, inoltre, non riporta quale sia la composizione del campione aderente. È questa una forte carenza metodologica» spiega l’esperto. «Sarebbe stato molto interessante, infatti, capire quanto incidessero nel campione le farmacie appartenenti alle catene. Ciò premesso, le differenze di prezzo sul singolo farmaco esistono e sono più che significative». Come si spiega il fenomeno? «Il punto è il metodo di formazione del prezzo» risponde Ranaudo. «Al prezzo di acquisto dal fornitore il farmacista aggiunge il margine di ricarico (mark up retail) e il costo della dispensazione (dispensing fee). Le singole farmacie sono libere di decidere il ricarico per il settore retail, con una discrezionalità sul costo della dispensazione va dai 3,15 euro a 7 euro. È facile intravedere una logica tipica del supermercato» conclude «probabilmente legata anche alla presenza di gruppi di acquisto o di società di capitale. È uno scenario su cui sarebbe opportuno riflettere».

Marco Malagutti

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