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Politica e Sanità

09 Aprile 2013

Diretta vs dpc, nuovi accordi nelle Marche e in Veneto


I nuovi accordi sull'annosa diatriba tra distribuzione diretta e per conto siglati nelle Marche e in Veneto, riaprono il dibattito su quale sia il modello più conveniente. L'accordo marchigiano «soddisfa solo in parte» come spiega il presidente di Federfarma Marche Pasquale D'Avella anche se «alla luce del momento economico, politico e sociale che stiamo vivendo» spiega «non ci si poteva aspettare molto di più». In base all'intesa viene riconosciuta alle farmacie una remunerazione di 3,50 euro a pezzo Iva esclusa, che sale a 4 euro per le rurali sussidiate. «In pratica l'equivalente della remunerazione dell'accordo nazionale Federfarma-Aifa, al momento sub iudice. Si tratta di un aspetto positivo dell'accordo«. A questo aspetto vanno aggiunte una serie di promesse su questioni prioritarie per le farmacie. «L'accordo non contempla gli ex-osp2 e ci sono aperture sulla gestione del piano terapeutico. In più è atteso un confronto sulla farmacia dei servizi. Ma staremo a vedere. Per ora possiamo considerare il bicchiere mezzo pieno» conclude D'Avella. Più scettico il presidente di Federfarma Belluno Roberto Grubissa che non sottoscrive l'accordo regionale in vigore dal 2 aprile. «Si tratta di un accordo non sottoscritto da due delle sette provincie venete, per alcuni aspetti critici che abbiamo contestato sia alla Regione sia ai colleghi che hanno firmato. Il primo aspetto» spiega Grubissa «è l'affiancamento della Dpc alla diretta. Una critica a cui è stato risposto che così il cittadino avrebbe una maggiore libertà. Ma dal nostro punto di vista si tratta di una questione discutibile. Il secondo aspetto» continua «risiede nei presunti vantaggi per il cittadino. Ma anche questo aspetto è parecchio discutibile visto che la farmacia non potrà più disporre del prodotto di interesse, l'insulina per esempio, se non previa richiesta specifica da parte di un paziente. E quindi di fatto  ci sarà meno disponibilità di alcuni farmaci. Abbiamo 60 giorni di tempo per ratificare l'accordo» conclude Grubissa «ma le criticità sono veramente troppe».

Marco Malagutti

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