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Politica e Sanità

16 Aprile 2013

Ordine di Salerno, sostenibilità professione a rischio


Affermazione del ruolo sanitario e della competenza scientifica del farmacista, riconoscimento della sua dignità etica e morale e ricerca di spazi occupazionali per esercitare la professione. Sono questi gli obiettivi, dichiarati in un Atto di indirizzo approvato nella seduta di giovedì scorso, che l'Ordine dei farmacisti di Salerno intende perseguire con determinazione «intervenendo presso le Istituzioni competenti di ogni ordine e grado». Nel documento, l'Ordine esprime «grande preoccupazione per la sostenibilità della professione», messa in difficoltà da diversi fattori, in primis la crisi economica generale e l'aumento esponenziale del numero di giovani laureati a fronte di una «drastica diminuzione della possibilità di investimento in risorse umane a causa di una crescente instabilità e insostenibilità del sistema legato alla dispensazione del farmaco». Ulteriore criticità rilevata è la «pressione  previdenziale che grava su tutti gli iscritti senza operare grandi flessibilità di prelievo in funzione delle effettive condizioni individuali di reddito». In questo scenario, prosegue l'Atto, si è inserito un «susseguirsi convulso di tentativi di correzione sul piano normativo» ma, si sottolinea, «la nascita dei corner farmaceutici e dei negozi di vicinato, la riduzione del quorum, il tentativo di velocizzare le procedure concorsuali, non possono essere l'unica cura realmente efficace per risolvere una problematica». Infine, a chiudere l'analisi proposta dall'Ordine salernitano, l'impatto della «crescente necessità di risparmio dei costi della salute» che da una parte rischia di scivolare in un trasferimento di oneri dal Ssn al cittadino e dall'altra di tagliare l'assistenza farmaceutica che «è tra i capitoli di spesa della Pubblica amministrazione più concretamente aggredibili e, di conseguenza, quello più spesso utilizzato per creare contenimenti dei conti pubblici». Nell'ambito di questo «sconfortante quadro generale» conclude l'Atto «non può escludersi una ricaduta negativa con grave pregiudizio della "dignità professionale" dell'intera categoria, aggravata anche da una non sempre appropriata ed equa remunerazione come dovrebbe essere riconosciuta all'esercente una professione intellettuale in ambito sanitario al quale, effettivamente, si ascrivono responsabilità giuridiche ed etiche specifiche».

Simona Zazzetta

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