farmaci in gravidanza
22 Giugno 2026Secondo un nuovo studio, l’uso di farmaci agonisti del GLP-1 nelle primissime settimane di gravidanza, prima della diagnosi della gestazione, non è risultato associato a un aumento statisticamente significativo dei principali rischi per il feto o per l’esito della gravidanza. Gli autori invitano comunque a continuare a seguire le raccomandazioni attuali.

Nelle donne che hanno continuato ad assumere agonisti del GLP-1 nel primo trimestre di gravidanza non è stato osservato un aumento statisticamente significativo del rischio di aborto spontaneo, alterazioni della crescita fetale o malformazioni congenite maggiori rispetto a chi ha interrotto il trattamento. È quanto emerge da uno studio pubblicato su Annals of Internal Medicine che ha analizzato 3.572 gravidanze di donne già in terapia con questi farmaci prima del concepimento.
Lo studio, pubblicato su Annals of Internal Medicine, ha analizzato 3.572 gravidanze di donne in terapia con farmaci agonisti del recettore del GLP-1 prima del concepimento, tra cui 1.467 con diabete di tipo 2. I ricercatori hanno confrontato gli esiti tra chi aveva proseguito il trattamento nel primo trimestre e chi lo aveva interrotto. Nello specifico, dopo aver tenuto conto dei principali fattori di rischio individuali, la prosecuzione della terapia nel primo trimestre non è risultata associata a un aumento statisticamente significativo dei principali esiti avversi per la gravidanza. Inoltre, la prosecuzione della terapia non è risultata associata a un aumento sostanziale del rischio di alterazioni del peso del neonato alla nascita né di malformazioni congenite maggiori, anche se gli autori sottolineano che le stime relative a questi esiti restano poco precise.
Pur offrendo elementi rassicuranti, lo studio non modifica le raccomandazioni attuali: i farmaci agonisti del GLP-1 continuano a non essere raccomandati durante la gravidanza, poiché la loro sicurezza per il feto non è stata stabilita. Infatti, le linee guida ne consigliano la sospensione almeno uno o due mesi prima di una gravidanza programmata. Secondo i ricercatori, i risultati possono rassicurare le donne che hanno assunto questi farmaci prima di scoprire la gravidanza, ma non modificano le attuali raccomandazioni che ne sconsigliano l’uso durante la gestazione e prima di un concepimento programmato.
Fonte:
https://www.acpjournals.org/doi/10.7326/ANNALS-25-04820
ph.cr.magnific
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