Politica e Sanità
19 Aprile 2013Il numero delle farmacie inserite nei bandi ammonta a 2.214 a fronte di più di 26.000 domande. Dati che, secondo Maurizio Cini (foto), vicepresidente di Utifar, mettono in evidenza come il governo Monti abbia prodotto una grande illusione che si è prematuramente smorzata. Il prof. Cini spiega perché nel contributo che segue:
In questi giorni varie testate di settore hanno pubblicato i dati che Utifar aveva da tempo diffuso circa il numero delle farmacie che dovrebbero – a questo punto comincio a usare il condizionale – essere aperte in seguito alla riduzione del “quorum” unico di 3300 abitanti e al concorso straordinario. Uso il condizionale perché nessuno sa con precisione quale sia l’entità dei ricorsi presentati, sia in materia di istituzione delle sedi da parte dei comuni che in materia di svolgimento del concorso straordinario nel quale sono sempre più numerose le segnalazioni di vizi potenzialmente degni di impugnazione. Finora il numero delle farmacie inserite nei bandi ammonta a 2214 a fronte di più di 26000 domande. Tacciono, non pubblicando i bandi, le provincie di Trento, di Bolzano, le regioni Campania, Molise e Basilicata. Perché? Alla fine le farmacie a bando non supereranno le 2500 unità, sempre che anche le regioni ritardatarie pubblichino i rispettivi bandi. Quante ne saranno aperte è difficile dirlo e dipenderà dallo spirito pionieristico di almeno 1200/1500 vincitori di sedi perlopiù al limite della sostenibilità, soprattutto se vinte da aggregazioni di due o più farmacisti che, inoltre, si troveranno a fare i conti con l’interpretazione ministeriale circa la co-titolarità della farmacia e la scelta della forma societaria di gestione. Purtroppo “la grande illusione” che il governo Monti, con il consenso delle forze politiche che lo hanno appoggiato, ha voluto infliggere ai farmacisti disoccupati si è smorzata non appena si è visto come i comuni hanno risposto alla istituzione delle nuove sedi. Il numero di 4000/5000 nuove farmacie si basava su di un calcolo, drammaticamente teorico, fatto da un’azienda dell’avellinese che metteva una farmacia anche nei comuni con poco più di 30 abitanti e dava per scontato l’utilizzo dei resti che invece il legislatore aveva previsto come facoltà e non obbligo per i comuni. Si è parlato in questi giorni anche delle sedi istituibili in stazioni, aeroporti, autogrill e centri commerciali. Saranno poche decine in tutt’Italia, tenuto conto del limite del 5% nell’intera regione e del fatto che i comuni hanno tempo fino al 2022 per farlo, godendo fino a quella data del diritto di prelazione. Concordo con gli altri commentatori sul rapporto abitanti/farmacie che si verrebbe ad attestare poco sotto i 3000 abitanti per farmacia, mentre ribadisco però che le stime di un totale di 3000 nuove sedi è assolutamente fantasioso dal momento che le aperture effettive saranno molto minori. Mi sorge però un dubbio: tutte le sedi che non verranno aperte per mancata accettazione da parte dei vincitori, nelle more di un nuovo concorso – questa volta “ordinario”- potranno essere trasformate, se in zone rurali, in altrettanti dispensari farmaceutici “provvisori” da assegnare al titolare più vicino, ex art. 1 della legge 221/68? Saremmo alla beffa nella beffa!
Maurizio Cini
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