Politica e Sanità
10 Maggio 2013Pur con la consapevolezza che i farmaci generici siano un’efficace risorsa per il contenimento dei costi sanitari, dai pediatri arriva un invito a non fare prevalere il risparmio sulla sicurezza in una fascia delicata come l’infanzia. «Il bambino non è un adulto in miniatura» spiega Giovanni Corsello, presidente della Società italiana di pediatria (Sip) in occasione del 69° Congresso nazionale della Società in corso a Bologna, da cui è emersa la richiesta di farmaci a misura di bambino e una maggiore partecipazione della popolazione pediatrica alle sperimentazioni. Nella prescrizione dei farmaci in pediatria, ha ricordato Corsello «occorre sempre tener conto non solo della tossicità del prodotto in quanto tale, ma dei suoi possibili effetti negativi su un organismo diverso dall’adulto, sul piano dei recettori e delle vie metaboliche, e peculiare perché in via di sviluppo». La cautela riguarda l’assenza di studi sulla popolazione pediatrica e, in particolare, quanto consente la legge a chi produce equivalenti, vale a dire un margine di tolleranza del 20% sulla biodisponibilità, ossia la concentrazione di farmaco nel sangue. «Una variabilità che nel bambino può essere causa o di sovradosaggio o di inefficacia della terapia» ha aggiunto Corsello. Ai pediatri preoccupano anche gli eccipienti: edulcoranti e additivi possono essere diversi rispetto a quelli utilizzati per l’originatore, e «possono dare luogo a reazioni orticarioidi, talvolta erroneamente imputate al principio attivo ma che in realtà derivano proprio dagli eccipienti» come sottolineato da Roberto Bernardini, presidente della Società italiana di allergologia e immunologia pediatrica. Su queste perplessità si è espresso anche Michele Uda, direttore generale di AssoGenerici presente al Congresso come relatore: «Non intendiamo sottovalutare le preoccupazioni di una parte della pediatria italiana ma, come ha ricordato lo stesso Luca Pani, per segnalare eventuali casi di inefficacia o di tossicità esiste uno strumento, la rete di farmacovigilanza, che negli anni ha dato ottima prova di sé. E questo vale anche per il paziente, che può rivolgersi al proprio medico o al proprio farmacista e segnalare qualsiasi genere di reazione anomala all’uso di qualsiasi farmaco».
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