Politica e Sanità
17 Maggio 2013L''iter di autorizzazione dei farmaci, in particolare degli oncologici innovativi, deve essere velocizzato: a oggi l’effettiva disponibilità per i pazienti arriva con oltre 2 anni di ritardo. Ad affermarlo è Massimo Scaccaborozzi presidente di Farmindustria che, a margine della presentazione del V Rapporto sulla condizione assistenziale dei malati oncologici, ha sottolineato che si tratta di «un problema tutto italiano». «In Italia» ha ribadito «i malati oncologici soffrono, purtroppo, anche di problematiche burocratiche: da noi nuovi farmaci arrivano, in media, 2 anni e mezzo dopo rispetto agli altri Paesi, e ciò a causa dei tempi per i processi autorizzativi centrale e regionali». Dalla pubblicazione in Gazzetta ufficiale sul nuovo farmaco alla sua effettiva disponibilità nelle Regioni, passano in media, secondo i dati riportati da Scaccaborozzi, 340 giorni, con molte differenze sul territorio. «Uno dei maggiori problemi è dunque l''approvazione e l''accesso a livello regionale» ha sottolineato avanzando una richiesta al ministro per velocizzare l’iter: «Una volta approvato il farmaco a livello centrale non dovrebbe cioè esserci bisogno di un secondo e ulteriore passaggio di approvazione da parte delle Regioni». E oltre la richiesta, anche un auspicio: «Ci auguriamo» ha detto «che il governo prenda le decisioni giuste e veda nel nostro, un settore che può dare un contributo, a patto che vengano però rimossi i lacci e lacciuoli che ci sono stati imposti in questi anni e che hanno portato alla perdita di addetti e investimenti». Commentando il calo del Pil del primo trimestre 2013, ha, infatti, ricordato che dal settore farmaceutico può arrivare «un aiuto importante all''economia del Paese e va perciò valorizzato». Ma ciò che si registra ora sono calo dell’occupazione, «11mila gli addetti persi in 5 anni» e pagamenti in sospeso, «abbiamo più di un terzo dei fatturati bloccati». E sul tema caldo dei debiti, ha concluso commentando il decreto sui debiti della Pubblica amministrazione appena licenziato alla Camera: «è paradossale che in Italia debba esserci una legge per i pagamenti previsti. A ogni modo, in attesa della definitiva approvazione del decreto molte Regioni che anche potrebbero pagare i debiti, stanno invece attendendo».
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