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Politica e Sanità

06 Giugno 2013

Networking, dalla filiera nuove risposte a mercato in crisi


Liberalizzazioni, nuovi quadri normativi e spending review stanno cambiando il mercato del farmaco e con esso anche le esigenze del farmacista che deve aumentare la sua competitività sostenendo i ricavi e abbassando i costi. Per raggiungere questo obiettivo può scegliere se farlo restando indipendente o affiliandosi a network o a cooperative da cui può ricevere dei servizi. A tracciare il quadro è Tradelab, società esperta in analisi e consulenza direzionale, in occasione dell’incontro “Networking: la sfida competitiva per la distribuzione intermedia, per le cooperative e per le farmacie”, rivolto a tutti gli attori della filiera distributiva: grossisti, industrie, farmacie, cooperative e network. A tutti è stato sollevato un invito: la farmacia chiede nuovi servizi, alla filiera cogliere l’opportunità per offrirli in modo competitivo. È emerso, infatti, da un’indagine commissionata dalla società e lanciata online dalla rivista Puntoeffe, su un campione di circa 200, che se il 34% dei farmacisti intervistati sono titolari indipendenti il 65% è affiliato a una o più cooperative (45%) o a un network (21%). In generale, c’è una denuncia di calo del fatturato negli ultimi tre anni, con ancora buoni margini sul lato dei prodotti commerciali, mentre l’impatto negativo maggiore è arrivato dal farmaco etico. In particolare, nella quota dei titolari affiliati c’è una richiesta di servizi, per esempio per la formazione del personale, il marketing del punto vendita, la gestione amministrativa e finanziaria, a cui rispondono, in quote diverse, industria, cooperative, reti e Federfarma, ma soprattutto professionisti esterni alla filiera che, come ricordato da Pietro Benzi, titolare della farmacia Gastaldi di Milano, presente alla tavola rotonda, «hanno un costo molto elevato ma agiscono in modo mirato sui prodotti presenti nella farmacia». C’è dunque un riconoscimento dell’importanza di avere un supporto su scelte di gestione e sugli aspetti commerciali che prima non c’era. In chi ha già fatto la scelta di affiliazione, non c’è intenzione di tornare indietro e tra i farmacisti indipendenti, almeno metà sostiene di prenderla in considerazione se il mercato e il territorio in cui operano dovesse presentare stimoli di competitività. In questo caso chiederebbero, oltre al mantenimento del core business, un incremento del potere di negoziazione, un potenziamento delle competenze del personale e lo sviluppo delle attività del punto vendita. La risposta, concludono gli esperti, deve arrivare dalla filiera, un’opportunità da cogliere considerando che la scelta del farmacista sarà mirata e selettiva.

Simona Zazzetta

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