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Politica e Sanità

11 Luglio 2013

Integratori, attesa l’armonizzazione delle norme sui botanicals


C’è fiducia in un dialogo costruttivo tra istituzioni e associazioni di settore per arrivare a un riconoscimento definitivo della tradizione di uso dei botanicals impiegati negli integratori alimentari. A dirlo è Antonino Santoro, vicepresidente di Federsalus, l’associazione italiana che riunisce le aziende del settore degli integratori alimentari e membro del Board Ehpm, associazione di categoria analoga ma europea, in riferimento al dibattito tuttora aperto con la Commissione e il Parlamento europei e con le istituzioni per l’armonizzazione delle legislazioni nazionali. Lo scorso anno, si legge nella nota Federsalus, la Commissione ha prospettato agli Stati membri una duplice possibilità: mantenere il corrente approccio scientifico e normativo per valutare gli effetti salutistici delle piante oppure, preso atto della complessità del settore, “costruire” un nuovo quadro regolatorio per approcciare adeguatamente la materia. Lo scorso 1° luglio l’eurodeputato Oreste Rossi ha sollevato la questione con un’interrogazione scritta alla Commissione richiedendo un aggiornamento sulla situazione che anche in Italia preoccupa da mesi le aziende del settore. «Ci auguriamo che questo lungo periodo di incertezza sui botanicals possa terminare presto» scrive Santoro nella nota  «e che un nuovo inquadramento legislativo europeo possa armonizzare le legislazioni dei diversi paesi europei, grazie anche alla lista Belfrit (liste condivise delle sostanze vegetali ammesse nella produzione degli integratori alimentari, n.d.r.) fortemente voluta dal nostro ministero della Salute, dando così alle aziende la possibilità di continuare a investire e fare ricerca nel settore, sviluppando prodotti innovativi per il consumatore con l’obiettivo di contribuire a mantenere e migliorare lo stato di salute della popolazione. L’alternativa, e cioè la negazione della tradizione d’uso per i botanicals, sarebbe un errore e provocherebbe un grave danno alle aziende che operano nel settore degli integratori alimentari in Italia e in Europa senza apportare nessun beneficio al consumatore».

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