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Politica e Sanità

11 Luglio 2013

Innovativi, Annetta (Federfarma): risparmi con farmacia territoriale


In uno scenario in cui la spesa farmaceutica ospedaliera cresce mentre quella territoriale diminuisce, andrebbe rivalutata la modalità di distribuzione anche dei farmaci innovativi, che per costi diretti e indiretti, troverebbe vantaggi economici se avvenisse tramite le farmacie territoriali. Sono queste alcune delle considerazioni proposte da Antonino Annetta vicepresidente Federfarma Roma, che in una nota, inviata a Farmacista33, analizza i dati emersi dal recente Convegno promosso dall’Istituto superiore di sanità svoltosi lo scorso 4 luglio a Roma.

«Cresce la spesa farmaceutica ospedaliera e diminuisce quella in farmacia. È quanto emerso da un recente Convegno promosso dall’Istituto Superiore di Sanità che ha verificato il notevole decremento della spesa farmaceutica territoriale avvenuto negli ultimi anni e determinato dalla riduzione dei prezzi provocata dall’introduzione in commercio dei farmaci equivalenti che costituiscono, oramai, oltre la metà delle dosi. Tra le categorie terapeutiche più importanti che possono incidere nel determinare una variazione nella spesa farmaceutica convenzionata ci sono i farmaci per il sistema cardiovascolare in considerazione della scadenza del brevetto di alcune molecole da una parte e della introduzione in commercio di nuovi farmaci dall’altra: situazioni che potranno incidere sull’evoluzione della spesa convenzionata territoriale nei prossimi anni.
Per quanto riguarda la spesa farmaceutica ospedaliera l’aumento vertiginoso fatto registrare da quest’ultima negli ultimi anni è sicuramente in gran parte determinato dai dispositivi medici e, per quanto riguarda i farmaci, dagli oncologici ed, in misura minore, dagli immunomodulatori.  E’ necessario considerare che, nell’ultimi anni, il settore dei farmaci oncologici è stato caratterizzato dai cosiddetti prodotti “target based”, farmaci che agiscono sulla base della identificazione di un difetto molecolare del tumore che svolge, sia la funzione di bersaglio per l’attività farmacologica, sia quella di marcatore per la selezione di forme neoplastiche particolarmente sensibili. L’esempio più importante e rilevante in questo settore è rappresentato dal trastuzumab, anticorpo monoclonale impiegato nel carcinoma della mammella che esprime l’antigene HER2, in quanto si è potuto notare che l’associazione dell’anticorpo monoclonale alla chemioterapia, non solo è in grado di migliorare la sopravvivenza libera da evento nel 70% dei casi contro il 53% delle donne sottoposte alla sola chemioterapia, ma è in grado anche di indurre una percentuale importante, ed insperata fino a pochi anni fa, di quasi il 10% di donne potenzialmente guarite. Purtroppo, a fronte di questo grande successo, assistiamo a situazioni completamente diverse che rischiano di mettere in discussione il Ssn a fronte degli altissimi costi sostenuti: il costo per paziente affetto ad tumore del colon retto è aumentato, negli ultimi venti anni, da 1000 euro ad oltre 100.000 euro; l’ipilumab, introdotto in commercio l’anno scorso per il trattamento del melanoma ha un costo superiore ad 80.000 euro per paziente ed ha dimostrato la sua efficacia in un numero limitato di casi tale situazione è comune a molti altri farmaci innovativi; 12 farmaci approvati recentemente in oncologia dalla FDA hanno un costo, per paziente, superiore a 120.000 dollari.
A fronte di tali numeri, che inducono riflessioni importanti, perché impiegano rilevanti risorse economiche della collettività è necessario considerare che i farmaci innovativi hanno prodotto, nella maggior parte dei casi, tranne alcune eccezioni, benefici piuttosto bassi in termini di sopravvivenza (due mesi, in media) e le metodiche introdotte in Italia per valutare i costi in base ai risultati (payment by results) non hanno prodotto, almeno per il momento, i vantaggi attesi.
A ciò è indispensabile aggiungere quelli che vengono definiti i “costi indiretti” e cioè i disagi sopportati dai pazienti che, in un processo oramai ineludibile di deospedalizzazione, continuano a doversi recare presso le ASL e gli ospedali in giorni e orari ben determinati e sono, quindi, costretti a non potersi rifornire della maggior parte dei farmaci innovativi, e in alcune Regioni perfino dei farmaci per le terapie croniche, dalle farmacie distribuite capillarmente sul territorio sulla base di valutazioni economiche che anche per i cosiddetti “costi diretti” (acquisto del farmaco, spese per il personale, spese amministrative, spese per lo stoccaggio e le verifiche di magazzino, ecc.) dimostrano oramai come la farmacia “sotto casa” sia altamente concorrenziale rispetto alle forme di distribuzione diretta».

Antonino Annetta
Vicepresidente Federfarma Roma

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