Politica e Sanità
17 Luglio 2013L''ambito maggiormente gravoso in termini economici, segnalato da un cittadino su quattro, è l''accesso ai farmaci, con un onere di oltre 1.000 euro spesi di tasca propria in un anno. Sono questi alcuni dei dati, riferiti al 2012, emersi attraverso le segnalazioni dei cittadini al Tribunale per i diritti del malato-Cittadinanzattiva, elaborate e presentate ieri a Roma al Ministero della Salute, nel XVI Rapporto Pit salute. Il peso ingente della spesa per i farmaci è stata, infatti, riportata nel 25,7% dei casi e per i pazienti, in particolare quelli affetti da patologia cronica e rara, la spesa di tasca propria per farmaci in fascia C, arriva a una media annua di 1.127 euro e di 1.297 euro per il parafarmaco, nonostante siano per loro indispensabili e insostituibili e ne debbano fare uso per tutta la vita. Anche nei farmaci di fascia A si registrano disagi e oneri, poiché i cittadini, si legge nel Rapporto, «sono costretti a pagare una differenza di prezzo maggiore tra il generico e il griffato». «Dopo anni in cui gli errori medici rappresentavano il problema più sentito dalle persone» scrive Cittadinanzattiva-Tdm «quest''anno vede appunto come prima voce quella dell''accesso alle prestazioni sanitarie». Il 18,4% delle segnalazioni giunte al Pit Salute erano, infatti, relative a questo aspetto, mentre nel 12% riguardavano i costi a carico del cittadino per potervi accedere. Oltre che per i farmaci, l''onere riguardava anche l''assistenza protesica e integrativa: i cittadini sono costretti a pagare in media fino a 944 euro annui per avere prodotti di qualità o in quantità accettabili, e la spesa sale se in famiglia è presente un invalido o un anziano. Altre difficoltà sono state segnalate sul fronte delle liste d''attesa per fare esami, visite e interventi chirurgici e per i ticket, terzo ambito segnalato dai cittadini come economicamente gravoso. «Il Servizio sanitario nazionale pubblico così come dovrebbe essere, cioè universale, equo e solidale, oggi più che mai non esiste» ha commentato Tonino Aceti, coordinatore dell''associazione e ha aggiunto: «A chi dice che bisogna ripensare il concetto di universalismo, rispondiamo che ciò è già stato realizzato nei fatti attraverso una riforma "non formalizzata", sulla quale né i cittadini, né gli operatori sanitari e tutti gli altri attori sono stati chiamati a dire la loro: praticamente una vera e propria riforma "strisciante"».(S.Z.)
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