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Politica e Sanità

19 Luglio 2013

Mur, in Gb poca collaborazione tra professionisti. Esperto: sperimentazione evita fase di rodaggio


Il servizio di Medicine use review (Mur) è apprezzato dai pazienti ma vede una scarsa comunicazione e poca collaborazione tra i medici generalisti e i farmacisti. Sono questi i risultati di uno studio condotto in Inghilterra dove il Mur è un servizio svolto dalle farmacie di comunità e finanziato dal Servizio sanitario nazionale con l’obiettivo di migliorare l’uso dei farmaci da parte dei pazienti. Le difficoltà evidenziate, speiga a farmacista33 Andrea Manfrin, coordinatore della sperimentazione del progetto Mur nelle farmacie italiane, nascono da reticenza ad aprirsi e collaborare con altri professionisti e dalle peculiarità del modo in cui il progetto è stato implementato in Inghilterra. In Italia, aggiunge, la sperimentazione arrivata al secondo step eviterà, quando il servizio sarà introdotto, di passare attraverso questa difficoltosa fase di rodaggio.

«Non è il primo studio che documenta le difficoltà a comunicare o a collaborare tra general practitioner e farmacisti, a proposito delle prestazioni avanzate introdotte dall’Nhs e, peraltro, vi sono anche studi che dimostrano come sia possibile, al contrario, sviluppare l’attività in modo proficuo, anche in Gran Bretagna (Npa 2010).
L’orientamento del ministero della Salute inglese è chiaro: si è proceduto al rifinanziamento dell’Mur e a quello del New medicine service (Nms), dove il farmacista aiuta il paziente a ottimizzare l’uso dei farmaci e nel passaggio a una nuova prescrizione.
Direi che la difficoltà nella comunicazione, almeno in prima analisi, se esiste, ed è presente in molti paesi è collegabile alla “Nimby mentality” (Not in my back yard) e cioè una reticenza ad aprirsi e collaborare con altri professionisti. Lo si riscontra sia nella medicina che nella farmacia di comunità, ma anche in molte altre professioni, ma se l’obiettivo finale è quello di sviluppare un sistema sanitario paziente-centrico allora questi atteggiamento dovranno essere superati per il raggiungimento di un obiettivo comune.
Inoltre, in Inghilterra l’introduzione delle prestazioni avanzate è avvenuto dall’alto, per iniziativa delle autorità sanitarie, senza che vi fosse una fase di scambio e confronto tra medici di famiglia e farmacisti di comunità. In Francia, per fare un esempio, si è scelta una strada differente: quella delle società multiprofessionali – composte da medici, farmacisti, infermieri e così via – che si creano sulla base di un progetto che viene sottoposto all’autorità sanitaria competente per territorio, ovviamente nel quadro della legge HPST che ha introdotto la farmacia dei servizi.
Vi sono alcuni punti che però penso sia molto importante sottolineare. L’Inghilterra nel 2005 è partita con Mur aperto a tutte le patologie, per poi indirizzarsi sulla T-Mur (Targeted Mur) verso il 2011. In Italia la decisione è stata quella di testare e introdurre l’I-Mur focalizzato sulla mono patologia, l’asma, e questo ci ha dato risultati importanti e di alto rigore scientifico. La sperimentazione che abbiamo iniziato è costituita da tre steps, il primo è quello che abbiamo appena concluso, ma ci sono un secondo e un terzo. Il secondo che ci apprestiamo a lanciare rappresenta la raccolta del feedback da parte dei pazienti che hanno ricevuto I-Mur e in contemporanea la discussione dei risultati con alcuni medici utilizzando focus group. Il terzo step che dovrebbe iniziare verso l’autunno 2013 prevede la conduzione di un clinical trial randomizzato e clusterizzato al fine di valutare l’impatto clinico ed economico di I-Mur sempre utilizzando l’asma come modello.
Tutto questo rientra in una visione strategica condivisa da Fofi in quanto siamo convinti che lo sviluppo a tre steps che abbiamo programmato sia non solo l’approccio più corretto ma anche quello fondamentale al fine di evitare che le nuove prestazioni fornite nella farmacia di comunità da un farmacista qualificato e accreditato, quando saranno introdotte, debbano passare attraverso una fase di rodaggio, dato che questa fase è già stata testata, e che quindi potrà essere evitata».

Andrea Manfrin
Clinical Lecturer in Pharmacy Practice
University of Kent

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