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Politica e Sanità

30 Luglio 2013

Sifo sui farmaci inutilizzati, problema è la sicurezza non lo spreco


Il caso del cittadino che, dopo la morte della madre, è stato costretto a buttare farmaci rimasti inutilizzati per un valore di più di mille euro, recentemente salito agli onori delle cronache, chiama in causa direttamente le farmacie ospedaliere e la loro gestione. Sul fatto Federfarma ha preso chiaramente posizione, precisando come sia la dimostrazione che la distribuzione diretta generi inutili sprechi. Abbiamo chiesto un parere a Laura Fabrizio, presidente di Sifo, che nell’intervista che segue, ribadisce come, a suo avviso, la questione in ballo sia quella della sicurezza. «Non è ammesso» sottolinea Fabrizio «rimettere nel ciclo distributivo un medicinale che sia stato erogato/utilizzato dal paziente al suo domicilio, anche se in confezione integra».

Dott.ssa Fabrizio che cosa pensa della vicenda di cronaca? C’è uno spreco effettivo?
Sia le Farmacie di Comunità sia le Farmacie delle Aziende Sanitarie (Ospedaliere o Servizi Farmaceutici Territoriali) sono tenute al rispetto di precise norme finalizzate, innanzitutto, a garantire la sicurezza dei pazienti. Per questo motivo in tali contesti non è ammesso rimettere nel ciclo distributivo un medicinale che sia stato erogato/utilizzato dal paziente al suo domicilio, anche se in confezione integra. Sempre, infatti, deve essere assicurata non solo la tracciabilità del farmaco ma anche la certezza della corretta conservazione. Nessuno spreco, quindi, ma solo il rispetto delle norme per garantire la massima sicurezza.

Sulla vicenda Federfarma ha commentato auspicando «che tutti i farmaci siano distribuiti nelle farmacie che assicurano un monitoraggio costante e aggiornato dei consumi dei farmaci. La farmacia deve comunicare alla Asl l’avvenuta dispensazione al malato di ogni pezzo, seguendo la prescrizione del medico per periodi di terapia che non possono superare il mese». Che cosa ne pensate?
Certo, anche nelle Farmacie delle Aziende Sanitarie è assicurato il monitoraggio costante e aggiornato dei consumi/costi dei farmaci, attraverso specifici flussi informativi (es. File F) e reportistiche puntuali e periodiche. Va detto che nelle Aziende Sanitarie l’erogazione diretta dei farmaci è finalizzata a garantire la continuità terapeutica ospedale-territorio: il paziente in  dimissione dal ricovero ospedaliero riceve un quantitativo limitato solo a un ciclo terapeutico; il pazienti affetto da particolari patologie (oncologiche o croniche) riceve farmaci in quantità necessaria per un arco temporale ben definito sulla base del Piano Terapeutico, ovvero, delle caratteristiche cliniche del paziente. In alcuni casi (es. terapie oncologiche orali) la Farmacia Ospedaliera allestisce, nel rispetto delle norme, dosi unitarie preconfezionate per singolo paziente, proprio per ridurre lo spreco di quelle non utilizzate e favorire, nello stesso tempo, l''aderenza alla terapia e la sicurezza.

La diatriba non è nuova e nell’anno in corso si sono susseguiti studi che sostenevano tesi opposte. Ci può essere un punto d’incontro tra la realtà ospedaliera e le farmacie private? Quale?
In un recente studio condotto presso l’Ospedale Le Molinette di Torino, realizzato da Sifo in collaborazione con l’Università del Piemonte Orientale e l''Osservatorio Farmaci del Cergas Bocconi, si è dimostrato  - con dati oggettivi  - che la distribuzione dei farmaci che il paziente dovrà utilizzare presso il proprio domicilio costerebbe  meno se fatta direttamente in ospedale  attraverso la distribuzione diretta (Dd). L’indagine condotta su dati del 2012 ha evidenziato che nella struttura analizzata, la Dd si è rivelata un tipo di distribuzione con costi organizzativi piuttosto contenuti. Tuttavia, va sempre ricordato che la Farmacia Ospedaliera e la Farmacia Privata sono parte integrante di un Sistema, il Sistema Sanitario Nazionale. Anche in quest’ottica si deve considerare che nel giudizio di convenienza della distribuzione diretta i costi a carico del Ssn non possono rappresentare l''unico criterio di scelta: l''accesso, l''appropriatezza, i costi non sostenuti dal Ssn, il giudizio di convenienza relativa rispetto alle più generali relazioni con i portatori di interesse (dalle imprese, alle farmacie aperte al pubblico, ai pazienti) sono altri fattori da non trascurare per poter prendere le decisioni più razionali, sostenibili e che valorizzino le diverse professioni nel Ssn, prioritariamente a vantaggio del paziente.

Marco Malagutti

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