Politica e Sanità
10 Settembre 2013Le carenze di medicinali e le relative necessità di approvvigionamento sono un problema che interessa la maggior parte dei Paesi; per questo al congresso mondiale della Fip (International pharmaceutical federation) si è parlato di strategie condivise per combattere la questione. La federazione ha sottoscritto 6 punti chiave, utili a scongiurare i rischi derivanti, per esempio, da eventuali picchi di domanda o problemi lungo la catena distributiva. In particolare tutte le nazioni dovrebbero: istituire un organismo nazionale, incaricato di raccogliere e condividere informazioni sulla domanda e l''offerta di farmaci, all''interno del proprio territorio; individuare un mezzo di comunicazione, accessibile al pubblico, per veicolare le informazioni circa eventuali carenze di medicinali; compilare una lista di farmaci a rischio carenza, così da individuare subito quelli su cui concentrare le attenzioni; istituire un processo di approvvigionamento attivo, tenendo in conto e promuovendo la continuità della fornitura di medicinali di qualità; modificare le procedure regolatorie per rimuovere variabili non necessarie e migliorare la trasparenza; sviluppare strategie evidence-based di limitazione del rischio (per esempio, costituzione di scorte, piani di emergenza, pianificazione pandemica). Queste norme non devono sembrare superflue o eccessive dal momento che la richiesta di salute è in crescita in tutti i paese e che i dati di un rapporto, discusso a Toronto lo scorso giugno nel corso di un summit internazionale, non lasciano dubbi: su un campione di 346 ospedali, contattati tramite la European association of hospital pharmacists, la quasi totalità (98.8%) aveva sperimentato problemi di carenza negli ultimi 12 mesi, mentre per il 63% il problema si presentava almeno una volta alla settimana. I medicinali che più spesso scarseggiano sono quelli utilizzati oncologia, emergenza, ematologia, pediatria, per le cardiopatie e per le malattie respiratorie. Inoltre i problemi di scorte insufficienti riguardano sia i prodotti generici (57% dei casi) che quelli branded (43%).
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