Politica e Sanità
18 Settembre 2013I mancati pagamenti delle aziende sanitarie alle imprese fornitrici, il cui ammontare supera i 2 punti di Pil, sono una forma di finanziamento occulta del Sistema sanitario nazione, la cui universalità è a rischio «perché il pubblico non ne sostiene più la spesa». È quanto ha affermato Marcella Panucci direttore Generale di Confindustria, a margine dell''audizione davanti alle Commissioni Affari sociali e Bilancio della Camera. «Nel 2010» ha sottolineato Panucci «la spesa privata italiana è risultata pari a 30,3 miliardi di euro, ovvero il 20% della spesa sanitaria totale», livello al quale andrebbe ragionevolmente aggiunta una quota significativa di spesa sanitaria «sommersa». Un aspetto importante, sottolineato dal direttore di Confindustria, che differenzia l''Italia da altri paesi europei, riguarda le modalità di pagamento: «La vera differenza sta nel fatto che una quota largamente preponderante di tale spesa, oltre l’87%, è cash», e dunque soggetta a evasione, «mentre in altri paesi è intermediata da agenti collettivi, siano essi assicurazioni private, organismi non profit, mutue o altro». Per questo, secondo Confindustria, per migliorare la situazione economica del Servizio sanitario nazionale, alla luce del fatto che il suo peso sul Pil «crescerà nei prossimi 40 anni, dell’1,8%», «bisognerebbe investire in strumenti come i fondi sanitari, consentendo a chi li sceglie, di dedurne una percentuale nella dichiarazione dei redditi e contemporaneamente ridurre la percentuale di sommerso».
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