Politica e Sanità
26 Settembre 2013Non solo rendere la farmacia strumento di prevenzione, primaria e secondaria, e di presa in carico della cronicità, ma misurare l''incidenza del consiglio in termini di salute dei cittadini e risparmio della spesa per il servizio sanitario. È questa la linea alla base dell''iniziativa, che sarà attiva in Piemonte a metà ottobre, di screening del pre diabete e di aderenza della terapia e che lunedì ha visto una estensione ad altre patologie (Bpco, scompenso cardiaco, dislepidemia) con la firma di una convenzione tra Federfarma regionale, Ordine e scuole di medicina. «Il progetto sul diabete, in partenza a ottobre, ha permesso di mettere a punto un modello applicabile a varie patologie croniche» spiega Massimo Mana, presidente Federfarma Piemonte. «L’iniziativa prevede la somministrazione di due questionari, uno per l’individuazione della patologia, in questo caso il pre diabete, e l’altro per valutare l’aderenza alla terapia. Nel primo caso, se il paziente risulta a rischio, viene sottoposto a un esame (glicemia e profilo lipidico) e inviato dal medico. Se invece emerge una mancata aderenza alla terapia, il farmacista, dove di sua competenza, interviene, altrimenti rimanda il paziente dal curante». Elemento fondamentale del progetto è l’analisi dei dati da parte di un epidemiologo (Geppo Costa) e un farmaeconomista (Claudio Jommi). «La farmacia» spiega Mario Giaccone, presidente dell’Ordine Torino «ha infatti bisogno di un ente certificato che misuri la qualità dei servizi e l''incidenza del consiglio al banco in termini di impatto sulla salute del cittadino e di risparmio per il servizio sanitario. Intercettare per tempo i pazienti implica allontanare o ridurre le complicanze che spesso sfociano in un ricovero». Al momento, «sono 920 le farmacie pronte, che hanno ricevuto la formazione da un team di diabetologi ma, man mano che la formazione prosegue, verranno coinvolte anche tutte le altre della Regione. Il progetto durerà circa sei mesi e poi si procederà all’analisi dei dati». «Altro elemento innovativo» aggiunge Paola Brusa, professore dell’università di Torino, e coordinatrice del progetto «è la sinergia tra l’ordine, il sindacato e l’università, proprio come uno sgabello a tre gambe che funziona solo con tutte e tre. Ora, con la convenzione che abbiamo firmato lunedì, il progetto verrà esteso ad altre patologie e tra ottobre e novembre i comitati scientifici arruoleranno le task force di docenti per procedere alla formazione dei farmacisti».
Francesca Giani
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