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Politica e Sanità

27 Settembre 2013

Francia, come uscire dalla crisi della farmacia? Sì a premi e tagli


Anche in Francia la crisi economica non ha risparmiato le farmacie che, tra l’altro, sono in attesa di definire proprio nelle prossime settimane un nuovo modello di remunerazione. Nel frattempo però ognuno si arrangia come può, come emerge dai risultati di un sondaggio promosso da Le Quotidien du Pharmacien e realizzato da Call Medi Call su 1.066 titolari. Alcune delle proposte avanzate dal governo non convincono la maggioranza dei farmacisti: è il caso per esempio dell’introduzione di un onorario di dispensazione, che per 6 su 10 non sarebbe una misura sufficiente per usciere dalla crisi. Uno scetticismo motivato forse dal fatto che per ora si tratta di una manovra dai contorni mal definiti, a quanto dovrebbe ammontare per esempio? Al 25% della remunerazione secondo alcuni, a meno del 10% secondo altri, o addirittura la 100%. In ogni caso i titolari non vogliono rinunciare ai ricavi conseguiti con i farmaci generici per finanziare questa novità. Infatti il 64% degli intervistati sostiene che il premio generici sarebbe l’unica misura in grado di ridare un po’ di vigore all’economia dell’impresa, seguita da: automedicazione e libero accesso (63%), accompagnamento dei malati cronici (60%), circa il 50% conta sulla retrocessione dei medicinali (meno del 50%), possibilità di creare una holding (37%). Solamente il 10% si affiderebbe alla creazione di un sito per la vendita online di medicinali per rilanciare la crescita. In attesa delle regole future, i farmacisti intervistati più che rilanciare preferiscono tagliare i costi, con manovre classiche: licenziare un dipendente (72%) o ridiscuterne il compenso (71%); vendere la farmacia (46%) o associarla a un gruppo (45,5%), al limite estendere l’orario d’apertura (41%). Pochi sono disposti a investire nella riorganizzazione della farmacia, che raccoglie un po’ meno del 30% dei consensi e l’installazione di un robot interessa solo il 7,5%. (Elisabetta Lucchesini)

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