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Politica e Sanità

02 Ottobre 2013

Corte Ue su fascia C: delusioni e speranze dietro conclusioni avvocato


La relazione dell’Avvocato generale della UE è più che una semplice pratica di ufficio. È quanto afferma Carlo Ranaudo, (foto) docente di Analisi di mercato presso la facoltà di Farmacia dell’Università Federico II di Napoli, in una riflessione inviata a Farmacista33. Dentro e dietro tali conclusioni, secondo l’esperto, ci sono la delusione forte di chi ha intrapreso la via della Farmacia non convenzionata, le speranze per coloro che vedono confermata l’inevitabilità delle nuove aperture e la paura di vedersi attribuite sedi fantasma in frazioni desolate.

«Della relazione presentata alla Corte di giustizia europea nelle scorse settimana si è parlato per due o tre giorni di un caldo e sonnolento settembre estivo e poi nulla. Archiviata come una pratica burocratica. Una come tante nel panorama complesso dei rapporti tra le istituzioni Nazionali ed Europee. Da una parte si dice che non è una sentenza ma solo una relazione in attesa della sentenza vera e propria che dovrebbe arrivare a dicembre e che in ogni caso si demanda alla legislazione nazionale una regolamentazione diversa da quella esistente. Dall’altra si inneggia a una vittoria che sancisce la esclusività della dispensazione dei farmaci di Fascia C nelle Farmacie. Dentro e dietro quel testo c’è qualcosa di più ampio e più profondo di una pure e semplice pratica d’ufficio. C’è di sicuro la delusione forte di chi si è incamminato sulla via della Farmacia non Convenzionata. Colleghi giovani e meno giovani che, non avendo alle spalle genitori o parenti titolari sono riusciti a trovare una occupazione dignitosa in un momento in cui purtroppo disoccupazione o sottoccupazione interessano significativamente i giovani che non trovano lavoro e i meno giovani che sempre di più lo stanno perdendo.
Delusione per i gruppi economici proprietari di catene di parafarmacie, presenti soprattutto nei centri commerciali che stanno occupando spazi lasciati vuoti da chi(comuni) potrebbe già oggi aprire vere e proprie Farmacie ma inspiegabilmente non lo fa. Eppure la tanto vituperata legge Monti lo permette senza rischi di ricorsi a Tar, Consigli di Stato o Altro.
Delusione per tutti coloro che al di là della problematica della fascia C ritenevano che la Parafarmacia potesse diventare la farmacia non convenzionata dispensando tutti i farmaci senza regime di convenzione con il Ssn aggirando così l’ostacolo dei concorsi.
Meno delusi quei titolari di parafarmacia, non certo pochi, figli, fratelli e affini dei titolari a cui la sentenza, se confermata, in pratica sottrarrà ben poco, anzi!
Ma a fianco alle delusioni parlavo prima anche di speranze. Speranza che deve diventare certezza per coloro, e sono tanti, che vedono confermata la ineludibilità della strada delle nuove aperture. Nelle conclusioni dell’Avvocato Generale si legge che “agli Stati membri della Ue spetta stabilire il livello al quale intendono garantire la Sanità pubblica e il modo con cui essa deve essere raggiunta”. E allora anziché chiedere una improbabile nuova legge non sarebbe più giusto e semplice applicare quella esistente che abbassando il quorum prevede l’apertura ad oggi di 2500 nuove farmacie. Cerchiamo di evitare di tornare di fronte alla corte di giustizia europea per denunciare l’inadempienza delle nostre regioni vere responsabili ad oggi dello stallo.
Ma speranza anche per tutti quei colleghi che hanno paura di vedersi attribuite sedi fantasma in frazioni desolate, quelle che abbiamo chiamato le farmacie del deserto. Nelle conclusioni dell’Avv. WAHL si legge che “riduzione delle vendite di determinati medicinali esporrebbe alcune farmacie al rischio di perdere la propria redditività perché le priverebbe di introiti adeguati”. Come reagirebbe la Corte a un ricorso del vincitore della sede di Boncore frazione di Nardò, delle sedi di Ghetto Tombanova e di Orsoleto frazioni di Rimini o di Cugnana di Olbia e di tante tante altre individuate in zone altamente redditizie visto che sono abitate da 100 ma anche a volte ben 200 abitanti, che chieda il trasferimento della propria sede rispettando la distanza dei 200 m (legge 475) perché non ce la fa a tirare avanti? E di redditività parla la corte europea e non solo».

Carlo Ranaudo

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