Politica e Sanità
03 Ottobre 2013È sempre più nera la crisi delle farmacie comunali di Sesto San Giovanni, con un buco, secondo gli ultimi dati, di circa due milioni di euro, creato in pochi anni, e un bilancio 2012 da riscrivere in quanto c’è «una significativa differenza tra scritture e riscontri di realtà». A mettere in luce una situazione che è ancora peggio di quanto risultasse all’amministrazione comunale la due diligence, l’indagine conoscitiva commissionata a luglio dall’attuale sindaco e i cui risultati sono stati esposti a fine settembre. L’Azienda speciale farmacie comunali, già commissariata prima dell’estate, è organizzata in due linee d’affari - una «al dettaglio» composta da dieci presidi e l’altra «all’ingrosso, che comprende la vendita dal magazzino alle farmacie del circondario e ai grossisti» - e da quanto emerge, «si può stimare che oltre i ¾ della proiezione di perdita siano associabili alla gestione del magazzino». Per il resto, è stata intrapresa «una linea di espansione che l’azienda non è stata in grado di sostenere», «costano troppo i sistemi informativi, i trasporti, le pulizie, le consulenze continuative, il personale, gli ammortamenti degli impianti per il loro tasso di utilizzo» e «risultano, per non ottimale gestione, sottoutilizzate anche le persone». Inoltre «sono state dissipate risorse con una politica e prassi di acquisto malgovernate e sovradimensionate, tanto da arrivare ad accumulare centinaia di migliaia di euro di farmaci scaduti negli anni». Adesso la palla ce l’ha l’amministrazione comunale: «La gestione commissariale» scrive il sindaco Monica Chittò in una lettera in cui ricostruisce la vicenda «ha già tagliato spese inutili (consulenti a casa, contratti commerciali rinegoziati), ha ripreso il dialogo con un personale (38 dipendenti) che era stato abbandonato a se stesso, sta procedendo alla gara pubblica per affittare il magazzino, a breve proporrà il piano industriale. Sono direttamente impegnata nell’approfondimento sulle soluzioni per coprire le perdite cercando di non gravare sui cittadini, così come nella ricerca sia di una nuova forma di governo dell’azienda che nella valutazione sull’opportunità o meno di darle natura societaria». In particolare su quest’ultimo punto il sindaco chiarisce le sue riflessioni: «la buona politica indirizza, opera le scelte strategiche e controlla per davvero, ma non fa gestione societaria, che è compito di figure specialistiche e responsabilizzate. La nuova governance delle Farmacie andrà in questo senso, il Consiglio di amministrazione non ha più senso, mentre serve un organo politico di vigilanza». Intanto il Commissario straordinario ha deciso di inviare la documentazione alla Corte dei conti perché valuti le responsabilità.
Francesca Giani
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