Politica e Sanità
16 Ottobre 2013Il governo si fiderebbe delle regioni e della ripresina. Si spiega anche così la svolta che ieri nessuno si sarebbe aspettato: zero tagli alla sanità. Presentando la bozza di manovra, nella conferenza stampa con cui ha interrotto il consiglio dei ministri, il premier Enrico Letta ha spiegato che saltano i 2,6 miliardi di tagli alla spesa per farmaci e visite specialistiche sostenuta dal Ssn inizialmente previsti tra 2014 e 2016.
Sull’iniziale intenzione di restringere il Fondo sanitario nazionale sarebbe prevalsa la posizione del ministro della Salute Beatrice Lorenzin di non mettere mano ai tagli nel 2014, corroborata dalla scelta del ministro dell’Economia Fabrizio Saccomanni di portare il tema del contenimento dei costi (oltre a quello delle razionalizzazioni organizzative) all’attenzione delle regioni, al tavolo del Patto per la salute.
Subito dopo aver ribadito “niente tagli” in conferenza stampa Letta ha dato giusta enfasi alla riduzione prevista della pressione fiscale e al taglio del cuneo fiscale sulle retribuzioni dei lavoratori (10 miliardi di euro che restano in tasca ai cittadini), sottolineando la possibilità che comunque vada l’Italia centrerà, per le economie realizzate in altri campi, l’obiettivo del rapporto deficit-Pil a meno del 3% nei prossimi anni. Sotto queste parole, festeggiate dai mercati finanziari, ci sarebbe dunque la previsione di introiti aumentati per le Entrate (non da tasse) e di una ripresa economica imminente.
Mauro Miserendino
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