Politica e Sanità
25 Novembre 2013Per capacità di acquistare un farmaco a uso ospedaliero a un prezzo relativamente vantaggioso Veneto, Piemonte e Abruzzo si rivelano le regioni con i risultati migliori, mentre fanalini di coda sono Puglia, Lazio e Umbria. In generale, si conferma la forbice nord-sud, con performance relativamente peggiori, pur con qualche eccezione, nelle Regioni in piano di rientro. Sono questi i risultati dell’Analisi territoriale comparativa nell’acquisto dei farmaci ad uso ospedaliero, condotta dall’Osservatorio dell''Autorità per la vigilanza sui contratti pubblici di lavori, servizi e forniture sulla base dei dati raccolti per la determinazione dei prezzi di riferimento in ambito sanitario, che ha cercato di «fornire un quadro parziale ma ben delineato dei risultati delle dinamiche di acquisto nelle singole Regioni». Oggetto dell’indagine 85 farmaci non coperti da brevetto - un set limitato che «non permette di trarre conclusioni di portata generale» - messi a confronto per 39 «stazioni appaltanti» di Asl, ospedali, ecc (mentre per i farmaci coperti da brevetto non risultano differenze nei prezzi di acquisto comunicati dalle singole strutture). L’analisi «non è di per sé sufficiente per stabilire in maniera esaustiva quali siano i risultati delle diverse Regioni per quanto concerne la spesa farmaceutica» in quanto «non sono stati presi in considerazione elementi fondamentali quali per esempio i consumi annui, il numero di pazienti, e così via», ma è in grado di evidenziare le differenti performance delle amministrazioni sanitarie nell’acquisto di farmaci. Tra i risultati, emerge che «le peggiori performance si riscontrano per Puglia, Lazio e Umbria», anche se per quest’ultima regione occorre «un certo grado di cautela nell’interpretazione dei risultati» dato «un non elevatissimo grado rappresentatività» a livello regionale delle stazioni appaltanti prese ad esame, a seguire la Campania i cui risultati «non appaiono confortanti pur tenendo conto dell’esiguo numero di osservazioni presenti», e poi Basilicata, Sicilia (non elevata rappresentatività), Calabria e Sardegna. In cima alla classifica ci sono invece Veneto, Piemonte e Abruzzo, mentre «nel blocco centrale si osservano un gruppo di sei Regioni (oltre alla provincia autonoma di Bolzano) per le quali possiamo distinguere in ordine di performance tre coppie: Friuli e Toscana, seguite da Valle d’Aosta ed Emilia Romagna ed infine Liguria e Lombardia». In generale, si rileva «un’evidente difformità di risultati in termini geografici: non si può non rilevare come le Regioni del Sud (Abruzzo a parte) mostrino risultati nettamente peggiori rispetto alle altre. Da notare, infine, come, dai dati analizzati, le performance relativamente peggiori siano associate, fatte alcune eccezioni, alle Regioni con piani di rientro».
Francesca Giani
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