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Politica e Sanità

09 Dicembre 2013

Anziani in politerapia: su interazioni serve formazione a prescrittori


È importante dare un supporto ai prescrittori che si occupano di pazienti anziani (>65 anni), spesso esposti a politerapie, nel ridurre il rischio di interazioni tra farmaci ed è necessario focalizzarsi su alcune interazioni, specie quando includono terapie acute, a volte evitabili o sostituibili con alternative terapeutiche. Lo si ricava da uno studio condotto dai Servizi farmaceutici delle Asl dell’Emilia-Romagna, i cui risultati sono stati comunicati a Roma, durante il XXII seminario nazionale su “La valutazione dell’uso e della sicurezza dei farmaci: esperienze in Italia”. «Abbiamo creato un elenco di coppie di farmaci potenzialmente interagenti con evidenze di rischio clinicamente rilevante» che includessero almeno un farmaco per terapie croniche, rimborsate dal Ssn e con alternative terapeutiche misurabili. In seguito è stata selezionata una coorte di pazienti con almeno 5 terapie concomitanti croniche. Si è quindi proceduto a un’analisi pre-intervento della prevalenza delle coppie di farmaci selezionati e a un’analisi post-intervento dopo interventi di formazione presso i medici di medicina generale. Risultati? «Tra le 53 coppie (o classi) di farmaci individuati» rispondono gli autori «anticoagulanti e antipertensivi sono le terapie croniche maggiormente rappresentate (in 9 e 7 coppie rispettivamente), mentre i farmaci precipitanti sono frequentemente antibatterici (17 coppie) e Fans. Il 3% della popolazione di ogni Asl è risultata anziana e in trattamento con almeno 5 terapie croniche. All’interno di questa popolazione, Ace-inibitori o sartani + Fans (20%), antidiabetici + beta-bloccanti (18%), diuretici + Fans (17%) e Ssri + Fans o Asa (14%) sono risultate le coppie più frequentemente prescritte nella fase pre-intervento». L’analisi post-intervento ha mostrato un aumento del numero di anziani e politerapie croniche, però nella coorte stabile si è ridotto di oltre il 6% il numero dei soggetti riceventi coppie di farmaci a rischio di interazione e, all’interno dell’intera popolazione, le coppie contenenti Fans hanno mostrato un forte calo di frequenza. «Al contrario» notano gli autori «le coppie costituite da soli farmaci cardiovascolari sono aumentate in maniera omogenea in tutte le Asl».

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