Politica e Sanità
11 Dicembre 2013«L’aspartame e i suoi prodotti di degradazione sono sicuri per il consumo umano, ai livelli attuali di esposizione». È questo il parere positivo atteso ermarlo è l’Autorità europea per la sicurezza alimentare (Efsa) sulla scorta di una revisione «di tutte le ricerche scientifiche disponibili e tenendo conto sia degli studi condotti sugli animali che sull’uomo». Gli esperti hanno così dichiarato che la dose giornaliera accettabile, stabilita in 40 mg per chilo di peso corporeo al giorno, è sicura. Una dichiarazione così autorevole porrà fine a tutte le controversie che da anni si accompagnano all’utilizzo di questo dolcificante? Andrea Poli, direttore scientifico di Nutrition foundation of Italy (Nfi), se lo augura: «la decisione dell’Efsa è fondata su una revisione estremamente ampia e analitica, che ha compreso anche studi condotti ma non pubblicati, e chiunque aveva informazioni da aggiungere a quello che si trova nella letteratura ufficiale ha avuto modo di farlo. Non si è evidenziata neppure l’esigenza di promuovere variazioni per categorie specifiche come le donne in gravidanza o i bambini, ma rimane soltanto la preclusione ai soggetti con fenilchetonuria, ma questo è ovvio perché l’aspartame contiene fenilalanina». È del resto di recente pubblicazione su Food and chemical toxicology un’ampia review italiana in cui Marina Marinovich e Carlo La Vecchia hanno analizzato l’eventuale associazione tra consumo di aspartame e patologie come cancro e malattie vascolari, assolvendo il dolcificante. Ma allora, perché tanto accanimento contro questa sostanza? «È difficile trovare una ragione – risponde Poli - perché l’aspartame è costituito da due aminoacidi naturali che si trovano in tutte le proteine che assumiamo quotidianamente, la fenilalanina e l’acido aspartico, più una piccola quantità di metanolo, anch’esso molto comune in diversi prodotti di origine vegetale». Certo, a livello popolare è diffusa una generica diffidenza generica verso i prodotti di sintesi ma Poli ritiene che «la dicotomia naturale-sintetico abbia poco significato: ci sono tantissimi prodotti naturali tossici e molti di sintesi che non danno alcun problema».
Renato Torlaschi
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