Politica e Sanità
24 Gennaio 2014Farmaci inaccessibili per l’esportazione parallela, per autorizzazioni in commercio rimpallate tra Stato e Regione, per vincoli prescrittivi, perché la Regione è in deficit: motivi legati al controllo della spesa in Italia ogni giorno provocano situazioni di disparità nell’accesso alle medicine. E si fa largo la proposta di un Fondo farmaceutico nazionale distinto dal Fondo sanitario che permetterebbe una programmazione a lungo termine (si applicherebbe, infatti, su un arco di 3-4 anni), assicurando la copertura a condizioni vantaggiose di grandi aree terapeutiche anche in funzione della prevista approvazione, anno dopo anno, di principi attivi dal costo elevato. La proposta è stata rilanciata dal direttore dell’Agenzia italiana del farmaco, Luca Pani, alla XIII Conferenza Nazionale sulla Farmaceutica all’Università di Catania, sul tema dell’appropriatezza prescrittiva, alla presenza di rappresentanti dell’Assessorato alla Salute della Sicilia ed Agenas. La ritratteggia Filippo Drago, coordinatore del Master in Discipline regolatorie del Farmaco dell’università etnea: «Da una parte – dice Drago - Farmindustria propone di aumentare il tetto per i farmaci ospedalieri, o trovare risorse alternative; ma nell’attuale situazione del Paese appare più realistico lavorare a un Fondo sganciato dall’attuale tetto calcolato su base percentuale in rapporto alla spesa Ssn».
Da Catania arrivano altre due proposte. La prima è quella di valutare l’abolizione dei prontuari terapeutici regionali che spesso limitano la disponibilità di un farmaco. Spiega Drago: «Non c’è l’obbligo di mantenere un prontuario regionale ed esiste una marcata differenza tra le varie regioni nell’accesso ai trattamenti autorizzati. Alcune non hanno adottato il Prontuario, mentre altre non lo considerano vincolante per la prescrizione ospedaliera e beneficiano di un efficiente sistema di distribuzione diretta o per conto. Nelle regioni con piano di rientro spesso la prescrizione dei farmaci approvati in Prontuario è limitata da norme restrittive che, tuttavia, non vengono verificate da un efficiente sistema di controllo sul territorio». Una terza questione riguarda i farmaci oncologici di costo elevato: «In alcuni casi il prezzo non è giustificato dal valore terapeutico che manca della dimostrazione di un aumento della sopravvivenza; il rebus è se continuare a sobbarcarsi il loro costo o liberare le risorse per altre terapie di provata efficacia, anche se di costo sostenuto».
Mauro Miserendino
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