Politica e Sanità
28 Gennaio 2014«Prima definiamo quali sono i farmaci oncologici effettivamente importanti e poi affidiamo direttamente alle Istituzioni, a livello nazionale o europeo, la loro produzione». Potrebbe essere questa, secondo il presidente Aiom Stefano Cascinu, la formula per fronteggiare la carenza di farmaci oncologici denunciata a più riprese negli ultimi giorni. «Si tratta» spiega Cascinu «di farmaci oncologici di vecchia data e di prezzo basso, in particolare nell’area ematologica, dei quali in maniera ciclica si lamenta la mancanza». Ma il fatto che siano farmaci tradizionali non ne sminuisce l’utilità. «Tutt’altro» conferma il presidente Aiom «si tratta di farmaci non sostituiti, il cui “limite” principale è il basso prezzo o il fatto di essere utili a una platea ristretta di pazienti e quindi caratterizzati da costi produttivi particolarmente alti». Ma una soluzione ci potrebbe essere come spiega l’oncologo. «Potrebbe essere utile organizzare un tavolo tra Istituzioni, Aifa in primis, e società scientifiche, dal confronto si dovrebbe definire quali sono i farmaci indispensabili tra quelli che vengono a mancare e poi organizzare una produzione direttamente a cura degli Stati, avvalendosi, per esempio, di realtà come l’Istituto Farmaceutico Chimico Militare». In questo modo» conclude Cascinu «si ovvierebbe alle cicliche carenze di disponibilità, si aumenterebbe la trasparenza nell’approvvigionamento e, infine, si aggiungerebbe un elemento di sicurezza nella produzione, visto che parliamo di molecole spesso prodotte da piccole realtà industriali dislocate nei paesi in via di sviluppo».
Marco Malagutti
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