Politica e Sanità
08 Febbraio 2014Ritardi nell’approvazione dei nuovi farmaci, disparità di accesso alle cure e mancanza di un coordinamento centrale: sono le conclusioni dell''indagine civica sull''accesso alle nuove terapie per il trattamento dell''epatite C, presentata dal Coordinamento nazionale delle associazioni dei malati cronici (CnAmc)-Cittadinanzattiva in collaborazione con EpaC onlus.
La necessità di una presa in carico centralizzata del problema è condivisibile secondo Antonio Gasbarrini, epatologo dell’Università Cattolica di Roma: «È essenziale licenziare il piano nazionale di lotta alle epatiti che giace da più di un anno sul tavolo del ministro e che dovrebbe normare l’accesso alle cure nelle diverse Regioni». Dal punto di vista scientifico, spiega Gasbarrini, stanno accadendo fatti epocali: «Ricordiamo intanto che l’epatite C è diffusissima, in alta percentuale cronicizza e diventa la prima causa di cirrosi, epatocarcinoma e trapianto provocando 20mila morti all’anno in Italia e milioni nel mondo. Finora le terapie erano poco efficaci, specie contro il genotipo 1 che è il più diffuso nel nostro Paese, ma lo scorso anno è arrivata una nuova generazione di farmaci che aumentano le percentuali delle remissioni dal 40% al 70%». Si tratta proprio dei farmaci di cui il rapporto di Cittadinanzattiva denuncia un ritardo nell’approvazione da parte dell’Aifa. Ma il colpo di scena è arrivato una settimana fa dagli Stati Uniti, dove sono state emesse linee guida che sconsigliano l’uso di questi farmaci perché, dovendo essere assunti a integrazione dell’interferone usato finora, scontano un’elevata tossicità. «Ma negli Usa si dispone già di nuovi farmaci; - dice Gasbarrini - uno è già stato approvato dalla Fda, funziona contro tutti i genotipi, ha una bassa tossicità e una elevata efficienza. Nel 2015 e 2016 si attendono nuove generazioni da assumere totalmente senza interferone e che promettono di eradicare il 100% dei casi». Il problema è quello dei costi: i farmaci potrebbero permettere un risparmio a lungo termine, evitando le cronicità, ma richiedono un investimento immediato: oltre a eliminare le disparità di accesso, una regia centrale servirebbe anche a questo.
Rentato Torlaschi
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