Politica e Sanità
11 Febbraio 2014«Accogliamo con soddisfazione le parole di solidarietà di Federfarma e sottolineiamo come tanto le farmacie quanto i medici di famiglia fanno parte di quel territorio che rappresenta la parte di assistenza sanitaria da sviluppare in questo momento storico a beneficio di milioni di pazienti cronici». Fiorenzo Corti responsabile comunicazione Fimmg interviene dopo che gli assessori regionali Claudio Montaldo (Liguria) e Luca Coletto (Veneto) hanno criticato lo stato di agitazione indetto dal suo sindacato per protesta contro i ritardi della convenzione. Mentre il presidente Federfarma Annarosa Racca ricordava che anche le 16 mila farmacie private attendono la loro convenzione nazionale, che ufficialmente sarebbe in coda a quella dei medici di base, i due assessori confermavano che l’atto di indirizzo dei medici del territorio sta arrivando alla Sisac. «Si è perso del tempo», insiste Corti. «Oggi però non siamo i soli a ravvisare che il ridisegno del territorio dipende dallo sviluppo di un piano organico che comprenda tutti i soggetti erogatori di prestazioni sanitarie e assistenziali». Anziché perdere tempo nel coordinare l’atto d’indirizzo per i mmg con quello dei medici ospedalieri le regioni dovrebbero dedicare tutti gli sforzi ai soli attori del territorio? «Se le regioni esigono una contemporaneità dei modelli di sviluppo ospedale-territorio avranno i loro motivi, ma questi non sono nostri problemi; a noi interessa una convenzione che guardi ai pazienti del territorio, e guardi lontano». Tra i motivi per cui si è atteso tanto, il fatto che, anche se la convenzione è a costo zero, le regioni legano il ridisegno delle cure primarie alle risorse che otterranno dal tavolo del “patto per la salute”, e gli stanziamenti in aumento per gli anni 2014-2016 sarebbero messi a rischio dalla spending review del commissario Carlo Cottarelli. «Non so dire se il patto per la salute riservi soldi alle regioni per gli investimenti. Sarebbe un segnale interessante. Come è interessante che la Puglia abbia stanziato vari milioni per assumere dipendenti ospedalieri e infermieri. Qualche realtà investe, mentre finora le regioni avevano lavorato per ripartirsi le risorse esistenti. Se l’ospedale in Puglia guarda al futuro, perché non anche il territorio in Italia?»
Mauro Miserendino
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