Politica e Sanità
11 Febbraio 2014È passata una settimana dalla notizia del fallimento della farmacia a Colorno, in provincia di Parma e, nella stessa provincia, si assiste a un’altra dichiarazione di fallimento, questa volta a Neviano degli Arduini. La vicenda è simile: «una farmacia acquistata a un prezzo eccessivo e non in linea con l’andamento del mercato del momento», «cospicui debiti nei confronti di istituti di credito e fornitori che l’impresa non è in grado di ripianare» e «bilanci di esercizio a partire dal 2009 che si sono chiusi tutti con risultati negativi». Secondo la sentenza, infatti, all’origine c’è «una situazione di tensione finanziaria che è da imputare principalmente al prezzo di acquisto della farmacia», «eccessivo e non in linea con l’andamento del mercato del momento, a cui la titolare ha fatto fronte attraverso un finanziamento a medio-lungo termine e in parte mediante dilazioni concesse dai fornitori».
L’operazione «si è rivelata con il tempo altamente antieconomica poiché ha appesantito eccessivamente la struttura finanziaria ed economica dell’azienda gravandola di oneri finanziari che hanno annullato completamente la redditività della farmacia» e che «la società non è in grado di ripianare». «I bilanci di esercizio a partire dal 2009 si sono chiusi tutti con risultati negativi» continua il documento, e «quello al 2012 con una perdita di 145.683 euro». Così «la situazione patrimoniale alla data di presentazione della domanda di concordato evidenzia un passivo che supera ampiamente le attività»: «a fronte di un passivo concordatario quantificato dalla ricorrente in poco meno di 2,3 milioni di euro, l’attivo concordatario ammonta a 800mila». Anche in questo caso è stata tentata la strada del concordato in continuità – istituto che prevede «il risanamento dei debiti con la prosecuzione dell’attività di impresa» - con la proposta di destinare «i flussi di cassa generati al soddisfacimento dei debiti pregressi nell’arco di cinque anni» e di soddisfare «i creditori chirografari per un 30,31%» dopo i privilegiati (contro il 28,8% su 4,6 milioni di euro di debiti ammessi nel concordato della farmacia di Colorno). Questa volta il concordato è stato approvato dai creditori con il 74% dei voti a favore (vengono contati come voti favorevoli anche gli astenuti). Ma poi nel giudizio ai fini dell’omologa due creditori dissenzienti, che insieme rappresentano quasi il 25% dei debiti ammessi, si sono opposti e da qui la strada è segnata: il commissario giudiziale ha ritenuto che «per i creditori chirografari la proposta concordataria è meno conveniente rispetto a una procedura di liquidazione, anche fallimentare, sia per la percentuale di soddisfazione dei crediti sia per i concreti tempi di realizzo dell’attivo», con la conseguente revoca dell’ammissione del concordato e il fallimento della farmacia.
Francesca Giani
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