Politica e Sanità
11 Febbraio 2014Nella provincia di Parma ci potrebbero essere almeno 3 o 4 farmacie a forte rischio di tenuta, tanto che, se lo strumento si fosse rivelato funzionante, avrebbero preso in considerazione la procedura di concordato in continuità. A fare il punto Alessandro Merli, presidente di Federfarma provinciale, dopo la notizia della seconda farmacia fallita. «Al di là di situazioni personali di sovraesposizione finanziaria, il contesto è difficile: la riduzione di marginalità, il calo dei prezzi, una crisi generale riguardano un po’ tutti. Ma ci sono in più fattori che di certo non aiutano: una distribuzione diretta spinta, che non riguarda solo il Pht ma anche il prontuario territoriale, e le case della salute. Nel caso della diretta, a fronte di dati ufficiali che segnalano una riduzione nel 2013 rispetto al 2012, ho fatto alcune indagini a campione sui dati Promofarma ed è risultato che su alcuni farmaci, come per esempio le eparine a basso peso molecolare, c’è stato un calo di fatturato per le farmacie anche del 30%». Per quanto riguarda le case della salute, «ce ne sono in previsione 26 e proprio di recente ne è stata inaugurata un’altra nel centro di Parma». E la conseguenza di questa situazione non è solo sui fallimenti: «sono venuto a sapere di un collega che ha dovuto licenziare un dipendente a seguito di un calo di ricette in pochi mesi perché il medico di famiglia del paese ha deciso di tenere aperto l’ambulatorio solo una volta a settimana avendo aderito a uno studio associato nel paese vicino». Una situazione complicata: «Non ho dati ufficiali, ma ho la sensazione che almeno 3 o 4 farmacie sarebbero state interessate ad avviare il concordato, se si fosse dimostrato uno strumento utile a mantenere attiva l’impresa. Visto come stanno andando le cose, direi che invece è un istituto che poco si adatta a periodi di forte crisi e di involuzione come questo». Detto questo, «entrambe erano farmacie che lavoravano bene e i titolari erano disponibili a tempo pieno per la cittadinanza. Ma questo ormai non basta più e credo che la situazione riguardi anche altre regioni». Una speranza dalla nuova remunerazione? «Certo può essere d’aiuto, anche se bisogna vedere se poi c’è una reale intenzione di ridare i farmaci alle farmacie». «Anche l’Emilia Romagna, come altre Regioni, ha le sue sofferenze» è il commento di Domenico Dal Re, presidente Federfarma regionale, «ma direi che il problema è sotto controllo: il fenomeno non è diffuso e non vedo casi eclatanti. La crisi c’è per tutti e tutto sommato le farmacie emiliane sono in grado di reggere».
Francesca Giani
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