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Politica e Sanità

21 Febbraio 2014

Bolzano: tra crisi e diretta, iniziano i primi segnali di difficoltà


Tra crisi e distribuzione diretta, anche nella provincia di Bolzano iniziano a sentirsi i primi disagi, con un irrigidimento del mercato del lavoro sulle nuove assunzioni e difficoltà per alcune farmacie rispetto ai pagamenti delle forniture. A fare il punto Luca Collareta, presidente Feferfarma provinciale, che spiega: «In provincia scontiamo una distribuzione diretta molto forte, che per altro porta ben pochi risultati sul fronte del risparmio. Basta pensare che, a livello di spesa convenzionata pro capite, la nostra provincia raggiunge il valore minimo di 69,83 euro, a fronte di una media nazionale di 114,28 euro, con una differenza di quasi il 40%, e il picco massimo, raggiunto dalla Sardegna, di 139,80. Invece, se si considera la spesa farmaceutica complessiva, relativa a tutti i farmaci erogati in regime di Ssn, compresi anche quelli distribuiti direttamente dalle Asl e in ospedale, si riduce la distanza rispetto alla media nazionale (186,86), con uno scarto di circa il 25%, per quanto la nostra provincia resti in fondo alla classifica, con un valore di 139,08 euro pro capite. È interessante anche il confronto con la vicina provincia di Trento, simile per numero di abitanti, che pure è in fondo a entrambe le classifiche, appena sopra a noi: la spesa convenzionata pro capite è di 94,41 euro, mentre considerando quella territoriale complessiva è appena superiore a Bolzano con un 139,23 euro». Una situazione che sta iniziando a creare qualche disagio: «Sicuramente complice la crisi, le farmacie stanno facendo più fatica. Salvo un paio di casi, non c’è ancora il fenomeno di chiusure, ma a livello operativo c’è un numero crescente di farmacie che hanno difficoltà a ottemperare ai pagamenti e chiedono spesso dilazioni». Sul fronte occupazionale, «non si assiste a licenziamenti, ma a un mercato un po’ più fermo, sempre meno in grado di assorbire l’offerta. Un fenomeno esemplificativo è il fatto che collaboratori con l’attestato del bilinguismo, un tempo contesi, ora faticano a trovare una sistemazione stabile».

Francesca Giani

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