Politica e Sanità
12 Marzo 2014Carenze e irreperibilità dei farmaci nella filiera sono un fenomeno che va oltre i confini dell''Europa e che non può essere addebitato esclusivamente al parallel trade. Ad affermarlo sono l’Aip, Associazione importatori paralleli e l''Eaepc, Associazione europea dei distributori paralleli in un comunicato congiunto a pochi giorni dalla pubblicazione in Gazzetta ufficiale del decreto legislativo anti-contraffazioni con cui entrano in vigore anche le norme predisposte dal ministero della Salute per contrastare il fenomeno delle carenze. Le due associazioni sottolineano che «oggi carenze e rotture di stock non si registrano soltanto nell’Unione europea ma anche in Svizzera e negli Usa, due paesi dove il parallel trade non esiste» e ricordano che «un gruppo di esperti dell’Ema ha prodotto di recente un “Reflection paper” sulle rotture di stock causate da problemi di produzione o di qualità» e che «la Commissione Ue ha redatto un elenco degli strumenti legali a disposizione dei paesi membri per intervenire sulle irreperibilità». Inoltre evidenziano il fatto che va chiarito il significato stesso di carenza, tema molto dibattuto nei vari stati membri: «Non si può parlare di carenze nel caso in cui sia disponibile sul mercato nazionale il farmaco equivalente oppure, come sostiene la Autorità della Concorrenza francese, venga dispensato in un tempo inferiore alle 72 ore».
Le due associazioni ricordano che oggi le difficoltà di budget di molti sistemi sanitari «mettono sotto pressione i margini di tutta la filiera logistica» e se in passato il costo legato al mantenimento di riserve di stock da usare in caso di rotture «poteva essere tranquillamente sopportato, oggi no, e di conseguenza la filiera diventa più sensibile alle fluttuazioni a breve termine». Saranno ben accette le decisioni dell’Autorità sanitaria se mirano a «rafforzare le norme esistenti in tutela dell’obbligo del servizio pubblico da parte di tutti gli attori della filiera» ma, aggiungono le due sigle, «gli atti di recepimento di direttive comunitarie come il decreto in questione in attuazione della direttiva 2011/62/UE in tema di Contraffazione, non possono prevedere l''introduzione o il mantenimento di livelli di regolazione superiori a quelli minimi richiesti dalle direttive stesse». L’auspicio dell’Aip e dell''Eaepc è che «non siano introdotte ulteriori segmentazioni di un mercato già così frammentato».(S.Z.)
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