Politica e Sanità
14 Marzo 2014Le probabilità di essere colpiti da un ictus salgono in chiunque abbia la pressione del sangue leggermente superiore a quella ottimale di 120/80 mmHg, condizione definita pre-ipertensione. A dirlo è una metanalisi pubblicata dalla rivista Neurology, dell''Accademia americana di neurologia. I ricercatori hanno incluso 19 studi prospettici sul rischio di ictus sia nelle persone con ipertensione ben definita sia in quelle con pre-ipertensione, condizione in cui la pressione sanguigna è lievemente più alta dei valori normali che, scrivono «probabilmente si trasformerà in ipertensione, se non verranno messi in atto cambiamenti allo stile di vita». Nel campione complessivo di 760.000 partecipanti monitorati per periodi di tempo compresi da quattro a 36 anni, è risultato che dal 25 al 54% dei soggetti erano pre-ipertesi. Ebbene, dai dati raccolti emerge che questi ultimi avevano il 66% di probabilità in più di sviluppare un ictus rispetto alle persone con pressione sanguigna normale. Risultati rimasti invariati anche dopo gli opportuni aggiustamenti statistici per i noti fattori di rischio dell’ictus: colesterolo alto, diabete e fumo. «Quasi il 20% degli ictus che hanno colpito la popolazione studiata sono stati a causa di una pre-ipertensione» aggiunge Xu, che assieme ai colleghi ha suddiviso i pre-ipertesi in due gruppi: sopra e sotto il valore soglia di 130/85 mm/Hg, scoprendo che i pazienti di fascia alta avevano un rischio maggiore di ictus rispetto a quelli con valori più bassi. Per dirla in numeri, i primi avevano il 95% di probabilità in più di sviluppare un ictus rispetto a quelli con pressione sanguigna normale, contro il 44% di quelli in fascia bassa. «Se confermati, questi risultati avrebbero importanti implicazioni per la terapia antipertensiva, attualmente non indicata nei soggetti pre-ipertesi» conclude il ricercatore.
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