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Politica e Sanità

14 Marzo 2014

Salute delle farmacie: gestione finanziaria e dell’insolvenza


Fallimenti, problemi di insolvenza, strumenti per uscire dalla crisi. Farmacista33 ha incontrato un pool di commercialisti esperti di gestione della farmacia e di ristrutturazione aziendale (Alessandro Picinini, Fabio Furlotti, Marco Del Bue, dottori commercialisti in Parma, e Dino Marcolungo, Fulvio Nuvoloni, dottori commercialisti in Verona) per cercare di capire le cause che possono portare la farmacia a una situazione di crisi. In particolare, gli aspetti finanziari della crisi e a eventuali strumenti per evitare il fallimento

Nel bel mezzo della crisi economica, quali consigli date ai farmacisti titolari nell’ottica di prevenire situazioni di insolvenza?
Se la riduzione della spesa farmaceutica e la contrazione dei consumi hanno ridotto fatturati e marginalità, la stretta creditizia ha reso ancor più complessa la corretta gestione finanziaria della farmacia. È impossibile rispondere al quesito in poche battute, ma, tanto per cominciare, non è affatto un approccio semplicistico suggerire ai titolari di usare la massima attenzione nell’effettuare nuovi investimenti, nell’affrontare spese straordinarie e, soprattutto, nel prelevare denaro dai conti della farmacia per finalità personali. La nostra esperienza di commercialisti ci insegna che spesso il dissesto è causato da una insufficiente consapevolezza di quella che è la redditività della farmacia e dall’incapacità di misurare di conseguenza i prelievi. Prelievi eccessivi a lungo andare conducono inesorabilmente alla crisi finanziaria. Occorre affrontare questo tema con il proprio commercialista che, conti alla mano, è in grado di indicare il corretto comportamento da tenere.
Per coloro che intendono acquistare una farmacia, il primo suggerimento è quello di valutarne attentamente il prezzo e accertarsi di disporre di capitale proprio in misura sufficiente. Qualora, come accade nella maggior parte dei casi, si debba ricorrere a prestiti, è necessario prevedere con la massima prudenza i flussi di denaro che la gestione dell’attività sarà in grado di generare e valutarne la compatibilità con i piani di ammortamento dei finanziamenti.

Esistono strumenti che consentono di scongiurare l’eventualità di fallimento anche in caso di gravi, perduranti e conclamate difficoltà economico finanziarie?
Quando la situazione è compromessa e non è possibile correre ai ripari rivedendo le strategie aziendali, lo strumento migliore a disposizione dell’imprenditore che si trova ad affrontare così insormontabili difficoltà economiche e finanziarie è certamente il concordato preventivo. Il concordato, in sostanza, non è altro che un accordo tra un imprenditore in crisi e i suoi creditori (dipendenti, fornitori, banche e altri finanziatori, erario, e così via) circa le modalità con le quali dovranno essere gestite tutte le obbligazioni pendenti. L’obiettivo del concordato è quello di contenere il danno sociale ed economico del dissesto rispetto alle più gravi conseguenze derivanti dal fallimento.
Il concordato preventivo, disciplinato dall’articolo 160 e seguenti della Legge Fallimentare, è accessibile anche dalla farmacia gestita da persona fisica o condotta da una società di persone o da una cooperativa.
Il concordato è detto “liquidatorio” quando il piano, contenuto nella domanda di ammissione predisposta a norma dell’articolo 161 L.F., prevede la cessione dell’azienda farmacia e la contestuale proposta ai creditori di pagamento di una percentuale del loro credito con utilizzo delle somme realizzate dalla vendita.
Il concordato è, invece, detto “in continuità” quando nella suddetta domanda è previsto un piano di ristrutturazione pluriennale (normalmente tre anni) volto al risanamento economico e finanziario della farmacia in modo che la stessa, al termine del periodo programmato, sia in grado di provvedere al pagamento integrale o in percentuale dei propri creditori.
Infine, il concordato è detto “misto” quando il piano di ristrutturazione contempla anche la cessione della farmacia al termine del periodo di ristrutturazione. Tutti d’accordo i commercialisti che considerata la complessità delle decisioni da adottare e la molteplicità delle problematiche da affrontare sia prima sia durante la procedura, la scelta del concordato preventivo come strumento di soluzione della crisi economico e finanziaria di una farmacia dovrebbe essere condivisa con il proprio consulente e con professionisti esperti di ristrutturazione aziendale.

Francesca Giani

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