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Politica e Sanità

14 Marzo 2014

FarmacistaPiù. Mandelli: progetti per valorizzare le nostre potenzialità


Innovazione, sostenibilità, assistenza al paziente, cura, formazione. Queste alcune delle parole chiave di FarmacistaPiù, la nuova assise annuale dedicata al professionista del farmaco e promossa dalla Fondazione Francesco Cannavò con il patrocinio dalla Fofi (Federazione Ordini Farmacisti Italiani). Il presidente della Fofi, Andrea Mandelli, (foto) illustra gli obiettivi dell’evento ospitato a Roma dal 4 al 6 aprile 2014 con la partecipazione dei farmacisti che lavorano nelle farmacie di comunità, nell''ospedale e nel Ssn, nell''industria e negli altri settori di attività professionale insieme a tutti gli attori del sistema, dalle istituzioni, alla politica alle altre professioni sanitarie.

Presidente, la manifestazione promossa dalla Fondazione Cannavò e patrocinata dalla Fofi cosa si propone di offrire di Più rispetto ai convegni e alle manifestazioni già dedicate alla farmacia e ai farmacisti in questi anni? Il sottotitolo dell''evento è "Il futuro della professione". Qual è il futuro della professione?
FarmacistaPiù nasce in seno alla professione, alla comunità degli 85mila colleghi iscritti all’Ordine e questo è l’elemento che fa la reale differenza. Significa che tutti i temi che affronteremo saranno trattati dal punto di vista di chi esercita quotidianamente la sua opera a contatto con il cittadino, con gli altri professionisti della salute e ovviamente con il servizio sanitario. Una prospettiva differente, che inquadra innanzitutto la necessità di rispondere a un quesito fondamentale: che cosa significa oggi essere farmacista, quali sono le attese della società nei nostri confronti e, simmetricamente, qual è l’apporto del farmacista alla tutela della salute che vogliamo ci venga riconosciuto come professionisti, come specialisti del farmaco. Il futuro della nostra professione è scritto nel fatto che ormai da tempo in tutti i paesi europei il decisore sanitario si interroga su come sviluppare il ruolo del farmacista perché possa contribuire in misura sempre maggiore alla tutela della salute. In tre parole, la farmacia dei servizi, ma intesa soprattutto come un presidio sanitario in cui operano professionisti qualificati e aggiornati che erogano prestazione sanitarie frutto delle loro competenze specifiche.

Lei parla della necessità di rafforzare l''unità della categoria. In cosa consiste e come si realizza questa unità?
Significa soprattutto costruire uno scambio continuo di esperienze e conoscenze, esaltare il fatto che tutti stiamo operando per migliorare la salute dei cittadini e questo vale all’interno della singola farmacia tra titolare e collaboratori, tra farmacisti di comunità e ospedalieri: insomma tra tutti gli specialisti del farmaco ovunque si trovino a esercitare. Su questa base possono crescere e svilupparsi tutte le forme di associazionismo e di aggregazione che già conosciamo, ma la partenza è l’identità professionale.

Ha sottolineato anche la necessità di fare sistema con gli altri professionisti del servizio sanitario. Anche in questo caso, in che cosa consiste e come si realizza questa rete?
Quando si opera tutti sul medesimo territorio e con lo stesso obiettivo – soprattutto se si tratta della tutela della salute – è fondamentale agire in modo coerente, far sì che il paziente nel suo percorso dal medico curante al farmacista, all’infermiere, all’ospedale, abbia l’impressione che non è stato “scaricato” da una fase all’altra del processo di cura, ma che è affidato a una rete che, in tutti i suoi punti, ha una piena conoscenza della sua situazione, delle sue necessità e di quali prestazioni ha già ricevuto. Un esempio di tutti i giorni: il medico di famiglia deve sapere che il suo paziente artrosico, cui ha prescritto un antinfiammatorio, si rivolge al farmacista per avere un antidolorifico da automedicazione, e il farmacista deve sapere che il paziente che ha di fronte con una ricetta privata presenta una patologia che il medico di famiglia sta trattando con un farmaco che ha interazioni negative con quello prescritto dallo specialista. E’ evidente che questo schema richiede un’infrastruttura informatica adeguata, nella quale i dati del paziente necessari alla cura siano condivisi tra tutti gli operatori, ed è quello per cui mi sono speso nella mi attività parlamentare quando ho proposto l’introduzione del dossier farmaceutico nel Fascicolo sanitario elettronico. Al di là di questo, però, vorrei sottolineare che quando si mette al centro il paziente, gli steccati tra medico e farmacista si abbassano ed è possibile una grande collaborazione. Lo abbiamo sperimentato direttamente presentando alla Simg i risultati della nostra sperimentazione sull’Mur a supporto dell’aderenza terapeutica. E poi i casi di collaborazione tra medici di famiglia e farmacisti sono molto più frequenti di quanto non si creda, anche in questa fase “preinformatica”.

La farmacia è un servizio che gode di buona reputazione tra i cittadini, lo stesso vale per i farmacisti. Crede che questa relazione vada comunque rafforzata? Se sì, in quale direzione?
Godiamo di un ottimo gradimento, in forza soprattutto della bassa soglia di accesso delle farmacie di comunità e per la presenza capillare. Ora dobbiamo spostare il focus sulla presa in carico del paziente: come dicevo, il cittadino deve avere la percezione concreta che al farmacista non ci si rivolge semplicemente per “comprare la scatoletta” ma per completare il processo di cura, per ottenere assistenza sull’uso del medicinale, per segnalare eventuali problemi incontrati, per ottenere delle indicazioni specifiche sul farmaco, nella certezza che tra quello che avviene in farmacia e quello che avviene in ambulatorio c’è una continuità.

Costruire una farmacia più moderna vuol dire anche fare investimenti. Come è possibile farlo in un contesto di scarsità di risorse sia a disposizione dello Stato che dei farmacisti, che vedono costantemente diminuire il loro fatturato?
È chiaro che questo è un punto dolente, ma vanno fatte alcune precisazioni. Da parte nostra deve affermarsi la consapevolezza che i primi e fondamentali servizi sono quelli che dipendono dalla nostra competenza e dalla nostra formazione, non quelli che dipendono dalla presenza in farmacia di questa o quella strumentazione che ha inevitabilmente un costo da ammortizzare. L’anno scorso il National Health Service ha riconosciuto poco meno di 80 milioni di sterline alle 9.000 farmacie inglesi accreditate per l’esecuzione dell’MUR, una prestazione che richiede soltanto la competenza e il tempo del farmacista. Questo non significa escludere gli altri servizi, anzi, ma attuarli secondo le possibilità, la compatibilità economica e anche la richiesta del territorio. Anche la parte pubblica, però, deve considerare che l’investimento nei servizi avanzati della farmacia ha un ritorno economico sostanzioso. Dati pubblicati dall’OMS mostrano che per ogni dollari investito nelle attività a supporto dell’aderenza terapeutica se ne risparmiano da 4 a 7 in base alla patologia di cui soffre il paziente. E ancora più nello specifico, uno studio americano dedicato ai pazienti in politerapia ha evidenziato che l’MUR genera risparmi superiori di 12 volte al costo dell’intervento del farmacista, cioè della sua remunerazione. Mi sembra che siano argomenti tali da riconsiderare l’allocazione delle risorse con una logica differente rispetto a quella dei tagli puri e semplici.

Come saranno utilizzate le proposte e gli elementi di criticità che emergeranno nel corso dei lavori di FarmacistaPiù?
Contiamo che dai lavori emergano oltre che spunti e riflessioni nel merito anche indicazioni su come favorire la circolazione delle idee all’interno della nostra comunità. La Federazione produrrà il massimo impegno per sensibilizzare l’opinione pubblica e la politica sulle nostre proposte, in particolare con la forza dei fatti e dei dati scientifici. Perché ormai è chiaro a tutti che le dichiarazioni in astratto hanno sempre meno valore e che, senza la sperimentazione e la dimostrazione delle proprie tesi è sempre più difficile ottenere che vengano riconosciute. Dal decisore sanitario, ovviamente, ma anche dai cittadini.

Il prossimo obiettivo di FarmacistaPiù sarà l''Expo. Che ruolo ha e può avere la farmacia nel campo della nutrizione e alimentazione?
È ormai un dato di fatto che una corretta alimentazione non soltanto è una condizione preliminare al mantenimento della salute, ma sempre più spesso vediamo che l’integrazione alimentare, la nutraceutica, sono un ausilio per intervenire in modo mirato su condizioni precliniche prima che sfocino in stati patologici veri e propri. Prodotti e presidi che vedono nella farmacia il canale prevalente dal punto di vista della distribuzione e nel farmacista il primo professionista che può indirizzare la scelta del cittadino ma anche svolgere un’importante funzione educativa. Detto questo, potevamo mancare a un appuntamento come Expo 2015?

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