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Politica e Sanità

24 Marzo 2014

Radici della professione: nel 1200 nasce il farmacista


Per essere protagonisti del presente, noi farmacisti dovremmo renderci più consapevoli dell’esperienza del passato e di come la farmacia sia stata il primo punto di riferimento per la salute dei cittadini fin dalla sua nascita, che risale circa a metà del 1200. Con queste parole Fiorenzo Zago, presidente dell’Ordine dei farmacisti di Venezia, commenta la presentazione del libro “Gli speziali a Venezia – Pagine di storia” svoltasi sabato a Venezia, un testo che raccoglie documenti risalenti al 1258 che testimoniano la nascita delle prime regole per fondare la farmacia e la professione del farmacista. L’incontro è stata l’occasione per “rispolverare” le radici della professione che affondano nel lontano 1200, spiega a Farmacista33 l’autore, Renato Vecchiato «radici che sono tuttora presenti nella nostra etica e nel nostro codice e che mettono al centro la persona umana e il soccorso a chi è in condizioni di bisogno». Vecchiato racconta che la professione «nasce con la pubblicazione di tre decreti, lo Statuto di Arles (1162-1202), la Costituzione di Federico II di Sicilia del 1240, e il Capitolari di Venezia (del 1258), in cui si comanda che il farmacista operi in autonomia e non più alle dipendenze di un medico. Viene quindi stabilita una separazione tra le professioni mediche e il farmacista, che fino a quel momento era un operatore con un’attività subalterna a qualcun altro, e lui stesso viene chiamato a un giuramento che lo obbliga a un determinato comportamento etico. Nasce quindi il farmacista, e il locale in cui opera viene chiamato farmacia». Da allora la professione «è cambiata» prosegue Vecchiato, «da preparatori siamo diventati dispensatori di farmaci e di informazioni sui farmaci, ma il principio di centralità della persona è rimasto».
«Con il passare degli anni» commenta Zago «si è sempre più dimenticato che la farmacia era un luogo di ritrovo, di scienza di cultura e di elaborazione culturale ed è invece diventato un luogo un po’ troppo commerciale. Una natura imposta da altri che noi abbiamo cavalcato in modo cieco, ma bisogna rendersi contro che nel futuro della farmacia c’è solo il servizio al paziente-utente e lo stesso Stato deve guardare alla farmacia come unico luogo di accesso alla salute più vicino al cittadino».

Simona Zazzetta

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