Politica e Sanità
26 Marzo 2014“Cannabis, un’erba da ricetta medica”: il tema del convegno organizzato per domani dal Cerfit, il Centro di riferimento regionale per la fitoterapia di Firenze, diretto e fondato da Fabio Firenzuoli, è più che mai al centro dell’attenzione, come testimoniano sia le colonne dei giornali sia l’agenda del governo, alle prese con gli effetti della sentenza della Consulta che ha dichiarato l’incostituzionalità della legge Fini-Giovanardi e la necessità di ripristinare le tabelle contenenti le sostanze stupefacenti e la relativa disciplina.
L’incontro, coordinato da Firenzuoli, propone un percorso di avvicinamento culturale e una nuova geometria di interrogativi; nel corso della giornata si affronteranno gli aspetti tecnico-scientifici e normativi relativi alla cannabis oggi in medicina: chi, come e dove si può coltivare, produrre e commercializzare? Come prepararla? Come e quando prescriverla? Come si configura il suo utilizzo nel Servizio sanitario nazionale?
Intervenendo sul tema, Silvio Garattini, direttore dell’Irccs-Istituto di ricerche farmacologiche Mario Negri, ha parlato di un ennesimo “pasticcio” nel campo della salute, con l’autorizzazione all’impiego medico della cannabis per la terapia di alcune malattie deciso dalla Regione Abruzzo” e approvato dal governo, che in precedenza su altre analoghe autorizzazioni si era opposto. Insomma, si assiste ancora una volta a decisioni differenziate tra una Regione e l’altra, rischiando di creare discriminazioni che contrastano con i principi di universalità, equità e gratuità che dovrebbero essere assicurati dal Ssn.
In quest’ambito, la Toscana (l’incontro di domani si terrà proprio a Firenze) ha svolto un ruolo di apripista e, con una legge regionale del 2012, ha previsto l’uso di alcuni farmaci cannabinoidi a carico del servizio sanitario regionale per determinate patologie, compreso il dolore oncologico. In questi lunghi mesi di attesa dell’attuazione della normativa regionale, tuttavia, le impressioni della società civile e medica sono state forti e non sempre convergenti.
Renato Torlaschi
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