Politica e Sanità
01 Aprile 2014Bisogna ridurre la domanda e aumentare la consapevolezza dell’illegalità e dei rischi insiti nel gesto di acquistare farmaci online dal momento che, pur essendo stata recepita la direttiva europea sulla vendita via internet, non esiste ancora la definizione comunitaria del quadro normativo né il logo comune per identificare le farmacie online legali. È quanto spiega a Farmacista33 Domenico Di Giorgio, direttore dell’Unità prevenzione contraffazione dell’Agenzia italiana del farmaco, a pochi giorni da un nuovo caso di chiusura di due siti, Vsmedic ed Ellaone, che vendevano, rispettivamente e prevalentemente, farmaci per disfunzione erettile e per la contraccezione di emergenza.
«Il primo è una vera e propria farmacia illegale, inserito in quella che tempo fa abbiamo definito categoria rogue» spiega Di Giorgio «del tutto fuori dalla normativa e operante attraverso canali fuori dal controllo amministrativo. Il dominio .it è stato oscurato, ma come spesso accade, è già riemerso con il .info. L’altro è una farmacia cosiddetta non approvata, cioè legale ma che non può spedire all’estero. Ha sede in Gran Bretagna e né è titolare sempre la società Hexpress, già sanzionata dall’Antitrust nei mesi scorsi per il sito 121doc. Purtroppo» prosegue «finché non ci sarà una definizione del quadro comunitario ci saranno questi disallineamenti. L’Italia si è dotata già da tempo di strumenti per tutelarsi e nel recente recepimento della direttiva Ue è stato confermato il Tavolo di lavoro istituito nel 2012 in una Conferenza dei Servizi istruttoria cui partecipano anche Aifa, Nas, Antitrust, ministero della Salute e dello Sviluppo Economico e a cui compete l’esame e la valutazione dei casi di illegalità segnalati e l’avvio della procedura più opportuna». Secondo Di Giorgio, tuttavia, «bisogna intervenire sull''utenza per ridurre la domanda. altrimenti questi siti continueranno a proliferare». A conferma della portata della domanda, un recente dato diffuso dalla Federazione dei medici di medicina generale, indica che l’80% dei Mg ha almeno 5 assistiti che hanno usato farmaci senza prescrizione medica spesso acquistati sul web, e due medici su tre hanno almeno un paziente che ha riferito problemi a seguito dell''utilizzo di prodotti poco sicuri acquistati online: «Un dato allarmante ma credibile e in linea con quanto rilevato finora. Non a caso nel recepimento c’è un elemento di sviluppo della comunicazione ad associazioni di pazienti e consumatori e che a breve vedrà coinvolti in modo organico anche i farmacisti, anello fondamentale per aumentare la consapevolezza dell’illegalità ma soprattutto per il trasferimento di un messaggio di rischio per la salute spesso sottovalutato dal cittadino».
Simona Zazzetta
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