Politica e Sanità
04 Aprile 2014L'appello per fare rete tra i vari attori della filiera e all'interno della professione, e per una formazione che sia altamente professionalizzante per tutti i farmacisti, dall'ospedaliero a quello di comunità, con elementi comuni che colgano gli aspetti di continuità assistenziale ospedale-territorio e che comprendano temi come il rischio clinico e la comunicazione al paziente. E poi l'auspicio di un percorso riconosciuto di qualità e sicurezza, quasi un continuum, che dall'ospedale arrivi alle farmacie del territorio. Sono questi alcuni dei contenuti emersi dalla sessione "Il farmacista Ssn nella sanità futura" attraverso le parole di Laura Fabrizio, presidente Sifo, e Maria Grazia Cattaneo, vicepresidente. «La rete ospedale-territorio, per motivi economici e di sostenibilità, deve funzionare» spiega Cattaneo, «non se ne può più fare a meno. E questo significa fare squadra non solo con gli altri attori della filiera ma soprattutto tra le varie componenti della professione». «Occorre focalizzare il fatto che il farmacista, dall'ospedaliero a quello di comunità, fa parte di un unico sistema» aggiunge Fabrizio. «All'interno delle strutture ospedaliere il paziente è seguito nell'acuzie, ma poi nella cronicità viene restituito al territorio. Lavorare in maniera integrata è allora indispensabile. Dal nostro punto di vista ci sono alcuni aspetti che possono fare da ponte tra le due realtà dell'ospedale e del territorio: in primo luogo la formazione, che ci deve vedere accomunati sia nei percorsi pre-laurea sia al termine del percorso universitario, con molti temi che possiamo portare avanti insieme, proprio cogliendo gli aspetti di continuità assistenziale ospedale-territorio». «Una preparazione» aggiunge Cattaneo «che deve essere sempre più altamente professionalizzante, tanto per l'ospedaliero quanto per il farmacista di comunità». «Altro elemento ponte all'interno delle componenti della professione» continua Fabrizio, «è il rischio clinico, un aspetto molto importante che deve accomunare tutti i farmacisti, senza trascurare neanche i servizi territoriali, le Rsa, le carceri e così via. Come pure la comunicazione e l'informazione al paziente, che può iniziare in ospedale per i ricoverati o al momento delle dimissioni e proseguire sul territorio, per rendere il paziente più consapevole dell'uso della terapia e della compliance». «Proprio alla luce di questa integrazione, queste materie, la gestione del rischio clinico, l'informazione e la comunicazione al paziente, devono essere patrimonio di tutti i farmacisti» aggiunge Maria Grazia Cattaneo «come pure la sicurezza e la qualità, tutti temi che fanno parte di un pacchetto base che il farmacista non può non avere». E su questo punto c'è un auspicio: «Ci piacerebbe» è l'augurio di Cattaneo «che tutta la filiera del paziente fosse garantita per qualità, sicurezza e gestione del rischio. Le nostre farmacie fanno parte di ospedali accreditati e, per lavorare con il Ssn, dobbiamo essere riconosciuti per standard di qualità e sicurezza. Vorremmo che nel prosieguo della filiera del paziente questa garanzia continuasse». «La convenzione, ora in fase di rinnovo» ricorda Fabrizi, «prevede una serie di norme da rispettare ma è cosa diversa dall'accreditamento. Il nostro auspicio allora è di un percorso riconosciuto di qualità e sicurezza, un continuum di qualità che dall'ospedale arrivi alla farmacia di comunità». Anche alla luce della farmacia dei servizi, conclude Cattaneo, «che prevede un contatto diretto con il paziente».
Francesca Giani
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