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Politica e Sanità

05 Aprile 2014

Sifap, position paper su valutazione rischio in galenica


Un position paper da condividere con le istituzioni che fornisca uno strumento pratico per il farmacista e lo guidi in maniera sistematica nella decisione su quando la preparazione galenica è più indicata per la terapia del paziente e come eseguirla. È questo uno dei temi lanciato da Paola Minghetti, presidente Sifap, nel corso del V congresso della Società che si è tenuto all’interno di FarmacistaPiù. «La preparazione galenica e il farmacista preparatore» spiega Minghetti «sono chiamati a evolvere, partendo in particolare dalla normativa europea che segna di fatto la strada. È ormai riconosciuto da tutti che ci sono situazioni in cui non si può fare a meno della preparazione galenica, in cui il paziente riceve un farmaco più adatto. Parallelamente occorre prestare la massima attenzione alla tutela della salute, garantita in primo luogo da una valutazione del valore aggiunto che la somministrazione della galenica darebbe rispetto a quanto c’è sul mercato. Valutazione che deve essere un momento condiviso tra farmacista e medico e deve tenere conto tanto delle scelte terapeutiche quanto delle eventuali difficoltà preparatorie, per ridurre la possibilità di un farmaco non idoneo. Questo, insieme alla valutazione dei rischi potenziali, che dipendono soprattutto dalla forma farmaceutica e dalla difficoltà di allestimento, devono essere gli elementi cardine che guidano la decisione se fare o meno un preparato galenico». Da qui la proposta di un position paper, «da condividere eventualmente con Aifa e Ministero, che fornisca al farmacista uno strumento pratico che sollevi la decisione dal piano empirico e la codifichi sistematizzandola e che sia da guida sulla scelta delle tipologie di norme di buona preparazione». All’interno, infatti, è previsto «un albero decisionale e una matrice computerizzata» che rispondono anche all’esigenza di ottenere «una maggiore uniformità, riproducibilità, sicurezza ma anche eventualmente una tutela per il farmacista stesso che ha uno strumento per rendere chiaro l’iter decisionale seguito e dimostrare che ha fatto tutto il possibile per il paziente», in una logica anche di eventuale contenzioso.

Francesca Giani

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