Politica e Sanità
09 Aprile 2014Nei neonati la somministrazione di probiotici non sembra avere effetti benefici nella cura o prevenzione delle coliche neonatali, un disturbo frequente nei primi mesi di vita che si manifesta con pianto immotivato. È quanto afferma Valerie Sung, del Murdoch childrens research institute e del Royal children’s hospital, in Australia, coordinatrice di uno studio pubblicato sul british medical journal. «Le coliche del lattante sono tra i disturbi gastrointestinali più comuni che portano i genitori dal pediatra, e che sono spesso causa di ricovero in ospedale, modifiche dietetiche, uso di farmaci e ansia dei familiari con perdita di giorni lavorativi» ricorda la ricercatrice australiana, che assieme ai colleghi ha verificato se il Lactobacillus reuteri per via orale fosse in grado di ridurre pianto o agitazione in 167 neonati sotto i tre mesi allattati al seno o con latte vaccino. «In totale, 85 bambini sono stati randomizzati a ricevere il probiotico e 82 a ricevere placebo per un mese» puntualizza Sung. E i risultati dimostrano che i sintomi nel gruppo trattato con probiotico erano addirittura più intensi rispetto a quelli nel gruppo placebo, durando per la precisione ben 49 minuti in più. «Il fenomeno è stato osservato solo nei bimbi nutriti con latte vaccino, mentre in quelli allattati al seno l’aggiunta di L. reuteri non ha fatto differenza» riprende la ricercatrice, sottolineando che questo è il più grande studio randomizzato e controllato finora svolto sul trattamento con probiotici nei bambini con coliche addominali. L. reuteri non ha ridotto né il pianto né l’agitazione, né tantomeno ha migliorato il sonno nei neonati o la serenità dei familiari oppure la loro qualità della vita. «Sulla base di questi dati i probiotici non possono essere consigliati nei bambini con coliche, ma servono ulteriori studi per identificare quali sottogruppi di possano beneficiare di questa terapia» conclude la ricercatrice. E William Bennett Jr, pediatra all’Indiana university school of medicine, scrive in un editoriale: «In attesa di prove ulteriori sull’efficacia dei probiotici, potremmo curare meglio bambini e genitori dedicando più risorse a studiare meglio gli interventi considerati efficaci prima della scoperta dei probiotici: terapia di supporto, sostegno sociale e il trascorrere del tempo».
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