Politica e Sanità
23 Maggio 2014Per evitare che nelle fasi di passaggio ospedale-territorio del paziente in terapia, una comunicazione carente possa esporre al rischio di errori terapeutici, è necessario effettuare la "riconciliazione”, vale a dire un accompagnamento del paziente, ovunque si trovi, con un monitoraggio costante della terapia farmacologica. Questo il messaggio lanciato dai farmacisti ospedalieri italiani ed europei che si sono incontrati per un workshop internazionale, svoltosi a Palermo nei giorni scorsi e organizzato da Sifo, Società italiana di farmacia ospedaliera, e dall’European society of clinical pharmacy (Escp). La "riconciliazione”, spiega una nota Sifo, consiste nel «riuscire a seguire il paziente, ovunque si trovi, con un monitoraggio costante della terapia, attraverso device da poter usare in casa e sviluppando dei protocolli terapeutici e dei controlli specifici al fine di realizzare una barriera efficace contro errori causati da una comunicazione e/o informazione inefficace in queste fasi di transizione tra casa ed ospedale e viceversa e in tutte le fasi della terapia». Secondo la Società, dunque, vanno trovate «soluzioni terapeutiche per migliorare la sicurezza nelle fasi di transizione tra diversi ambienti di cura (transition of care)» durante le quali, chiarisce Piera Polidori, direttore scientifico della Società «se la comunicazione tra gli operatori sanitari è carente il paziente può esporsi al rischio di errori di terapia. Si parla di “transizione” proprio perché è una fase non facilmente monitorabile e dove il lavoro di medici e farmacisti può essere compromesso da una cattiva aderenza alle terapie o dalla mancanza di informazioni importanti. Più semplicemente, il paziente non avendo a disposizione uno staff ospedaliero che, a orari e con un controllo costante può somministragli i farmaci prescritti, si trova ad assumerne una terapia non appropriata o a non assumerla con conseguenti rischi di fallimento degli obiettivi terapeutici o di esposizione ad effetti indesiderati con seri danni alla salute»., Secondo Siska Desplenter, presidente Escp «i servizi sanitari europei devono garantire un buon livello di assistenza sanitaria, ma soprattutto la qualità delle cure mediche fornite attraverso: accessibilità, adeguatezza delle cure, competenza degli operatori, continuità ed efficacia».
Simona Zazzetta
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