Politica e Sanità
04 Giugno 2014Linee guida per patologie per i farmacisti di comunità che forniscano uno strumento standard per guidare il percorso diagnostico e terapeutico e permettano una diagnosi precoce e rigorosa di patologie importanti, favorendo anche l’integrazione con medici di medicina generale e specialisti nella presa in carico del paziente. È questo al centro di due progetti usciti dall’International Master in Clinical Pharmacy organizzato a Cagliari. «È situazione normale che medici e specialisti agiscono secondo linee guida internazionali di buona pratica clinico-terapeutica» spiega Corrado Giua, fondatore della Sifac e coordinatore del primo Master «ma questo approccio manca in farmacia con la conseguenza che il paziente rischia di incontrare un consiglio diverso per patologia a seconda del professionista che lo segue. Il progetto che abbiamo avviato ha voluto realizzare delle linee guida per patologia destinato ai farmacisti di comunità, in modo da fornire un questionario identificativo, una sorta di albero decisionale standard, che evidenzia i momenti nodali della decisione diagnostica e terapeutica e delinei un percorso preciso e scientifico, segnalando anche la possibilità di patologie importanti. Obiettivo prevenire situazioni a rischio, effettuare un inquadramento clinico preciso e standard e dare un indirizzo terapeutico efficace perché basato sulla finezza della diagnosi». Le linee guida derivano «da un’analisi delle linee guida internazionali e nascono dal lavoro di un board in cui sono presenti medici specialisti, referenti della Simg, la società scientifica della medicina generale, ricercatori universitari, farmacisti clinici già formati. Al momento l’analisi è stata condotta su due aree, scelte perché di altissima frequenza in farmacia e perché contano molte molecole: patologie gastrointestinali e dolore muscolo scheletrico». Dal punto di vista pratico, «il farmacista avrà a disposizione una scheda sintetica, una sorta di flow chart che costituisce una guida per le domande da rivolgere al paziente. Faccio l’esempio della dispepsia: il farmacista richiederà informazioni che mirano a capire se il disturbo è dovuto a reflusso, gonfiore o a una problematica ulcerosa. All’interno di queste tre categorie ci sono altre domande che servono a mettere in luce eventuali possibili patologie sottese di maggiori importanza. In questo caso il farmacista orienta il paziente dal medico di medicina generale o dallo specialista, a seconda della gravità della situazione. Nel momento in cui invece la patologia non presenta situazioni critiche e rientra nella sua area di competenza, lo strumento costituisce una guida nella scelta terapeutica». Vantaggio dell’iniziativa è «di intercettare in maniera precoce le problematiche di salute dei pazienti e la certezza di un primo intervento diagnostico rigoroso, scientifico e condiviso dalla comunità scientifica. Attraverso le linee guida inoltre si delimitano con più precisione le aree di competenza di farmacisti, medici di medicina generale, specialisti, mettendo di fatto le basi per una collaborazione integrata, senza sovrapposizioni. Non da ultimo si contribuisce all’idea che il Mmg ha bisogno del farmacista, ma soprattutto si raggiunge la standardizzazione dell’approccio al paziente». Le linee guida sono in attesa di essere validate: «Verranno sottoposte a tre referee esterni, che verificheranno la correttezza di metodo e contenuti e potranno proporre modifiche o integrazioni. Successivamente sarà validata anche dalla Sifac». Il progetto prevede il coinvolgimento della Fofi, «che si è detta interessata ed è disposta a farsi carico della diffusione dello strumento a tutti i farmacisti di comunità». Obiettivo ultimo «formulare 10 linee guida nei campi di maggiore incidenza dell’automedicazione, in cui il ruolo del farmacista è di dominus: situazioni spesso in cui il paziente non si reca nemmeno dal medico e va direttamente in farmacia».
Francesca Giani
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