Politica e Sanità
10 Giugno 2014Una visione delle problematiche della professione che non sia a compartimenti stagni ma di sistema, in cui si arrivi alla presa d'atto che i nodi aperti, quali per esempio l'abusivismo o la definizione delle competenze dei farmacisti, non sono tematiche sentite solo da alcune componenti ma problematiche che si ripercuotono sull'intera categoria. È questo l'appello partito dagli spalti del Convegno "Farmacisti senza diritti, farmaci senza valore" organizzato ieri a Napoli dal Movimento Nazionale Liberi Farmacisti e dalla Confederazione Unitaria Libere Parafarmacie Italiane, che ha portato anche alla formazione di un gruppo di lavoro della Regione Campania sulle tematiche di attualità con l'obiettivo di rappresentare le specificità locali in seno al movimento e di avanzare proposte nei confronti delle istituzioni. «Lo abbiamo ribadito ancora una volta» spiga Fabio Romiti, vice presidente Mnlf, «la professione ha bisogno di una svolta. Sono molte le tematiche che abbiamo affrontato e tra i nodi emersi c'è la necessità di una nuova visione da parte di tutte le componenti della professione che parta dal presupposto che il problema di uno è il problema di tutti. Prendendo a esempio l'abusivismo, quello che auspichiamo venga messo in luce è che non si tratta solo di un problema riguardante il dipendente, che vede dispensare il farmaco da personale non laureato al posto suo, ma si traduce per le farmacie in concorrenza sleale verso chi applica la normativa correttamente. Lo stesso vale per i farmacisti ospedalieri: la non applicazione del progetto di cui si parla da tanto tempo del farmacista di corsia non è solo una mancata opportunità di lavoro in un momento in cui la disoccupazione è più forte ma è anche una mancata occasione di risparmio per le Asl e di conseguenza di redistribuzione delle risorse anche nella filiera della distribuzione». Tante le tematiche sul tappeto, dal «delysting e contro-delysting» dell'Aifa - «finalizzato a non far cambiare le cose» -, all'Enpaf - «dove la questione è la non possibilità di scelta dell'ente pensionistico» - alle parafarmacie, ma una riflessione è andata anche alle possibilità occupazionali: «Non ci soddisfa il documento rivolto dalla delegazione dei presidi della facoltà di farmacia alla Fofi: ancora una volta si parla di farmacie e non di professionisti. Altre potevano essere le indicazioni di sviluppo per la professione, formulate anche sulla base delle competenze richieste dall'industria e dalla sanità pubblica che avrebbero potuto portare a un allargamento delle opportunità lavorative. E d'altra parte sono gli esempi che arrivano dall'Europa a dire che la specializzazione è la chiave per trovare più facilmente lavoro anche all'estero». E poi la questione della fascia C, con la sentenza della corte costituzionale che si avvicina: «Abbiamo ribadito che è venuta meno una delle argomentazioni portate contro la liberalizzazione: secondo una nostra rielaborazione, ricavata dai dati anagrafici Istat e quelli ufficiali del Ministero della Salute, è solo il 2,3% di parafarmacie che insiste su comuni sotto i 2.500 abitanti. La stragrande maggioranza è stata aperta invece dove c'era un maggior numero di abitati e una esigenza più forte».
Francesca Giani
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