Decreto Semplificazioni, Racca: farmacia protagonista nel monitoraggio cronici
La novità introdotta dal decreto Semplificazioni che porta da tre a sei mesi la durata della terapia prescrivibile in una ricetta può aprire opportunità importanti per la farmacia nella gestione dei pazienti cronici e dell'aderenza alla terapia, temi che saranno portati al tavolo dei lavori per l'atteso rinnovo della convenzione. A dirlo è Annarosa Racca, presidente di Federfarma, commentando le novità introdotte dall'articolo 30 del decreto approvato dal Governo. «La possibilità di prescrivere fino a sei pezzi in una ricetta» ha aggiunto «è una soluzione che trova il consenso dei medici e che mette il farmacista nella condizione di seguire il paziente cronico consigliandolo al meglio, come ha sempre fatto. Sarà il medico a decidere con quale frequenza il paziente andrà monitorato, ma è consolidato che il paziente cronico torna in farmacia dove può confrontarsi ed essere seguito e monitorato nella compliance alla terapia. L'aderenza terapeutica come pure il Dossier farmaceutico saranno temi importanti che porteremo al tavolo del rinnovo della convenzione per trovare spazi di collaborazione tra farmacie e medici prescrittori e la possibilità di prescrivere fino a sei pezzi va nella direzione di poter seguire in farmacia i cronici che assumo terapie e farmaci sicuri perché di uso consolidato». Plauso sulla novità arriva anche dai medici che la trovano «buona e gradita», come riporta Saffi Ettore Giustini responsabile Area Farmaco della Società Italiana di Medicina generale. Secondo Giustini, tuttavia, nelle farmacie andrà rivisto il flusso di magazzino dei farmaci: «Occorrerà prepararsi a dispensare ogni 6 mesi quanto si dispensa oggi con cadenza mensile-bimestrale. Ma si incide anche a livello di rapporti tra ospedale e medico di famiglia: un paziente in dimissione potrebbe dover uscire con un carretto di farmaci come prima dispensazione. Senza contare gli aggiornamenti che saranno richiesti ai nostri software per le prescrizioni. Insomma, spero che il ministero abbia convocato i sindacati dei professionisti e interessato le regioni perché quando si trattano questi argomenti si incide molto nelle politiche professionali».
Simona Zazzetta
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