Politica e Sanità
24 Giugno 2014Farmacisti, medici di famiglia e infermieri devono abbandonare la logica dei compartimenti stagni, e aprirsi a spazi di formazione comuni per dare nuovi servizi al paziente, sia "cognitivi", sia per migliorare l'accesso ai servizi sanitari. Il percorso che porta da una farmacia tradizionale alla farmacia dei servizi del 2009 all'attuale pharmaceutical care che informa il modello di "farmacia di comunità", lo traccia il presidente della Federazione nazionale degli ordini dei farmacisti Andrea Mandelli (foto) alla presentazione a Roma delle Linee d'indirizzo sugli strumenti per imitare gli errori in terapia farmacologica nei servizi assistenziali erogati dalle farmacie di comunità. «A partire dal decreto 153/09 - spiega Mandelli introducendo il Manuale ministeriale -in farmacia alla dispensazione del farmaco si affianca una serie di servizi cognitivi al paziente». Il nuovo ruolo «ha conseguenze dirette sulla formazione universitaria, sull'aggiornamento e sul rapporto con il servizio sanitario e gli altri professionisti della salute». Aspetti che per Mandelli andranno concertati: «In questa fase di radicale ripensamento del Welfare, ferme restando competenze e prerogative di ciascun professionista» occorre abbandonare un criterio di compartimenti rigidi dei ruoli rispettivi, ed orientarsi all'identificazione dei bisogni dei cittadini «e al raggiungimento di obiettivi di risultato clinico e di efficacia, efficienza e sostenibilità del servizio sanitario».
La farmacia di comunità non si sostituisce alla casa della salute, ed agli altri progetti per migliorare l'accesso del cittadino ai servizi sanitari, ma di fatto può affiancarvisi, secondo Anna Laura Fabrizio presidente dei farmacisti ospedalieri Sifo. In parallelo con Mandelli («la Farmacia dei Servizi apre anche in Italia il percorso di Pharmaceutical care, avviato già negli anni Settanta nel resto dell'Occidente») Fabrizio osserva come la farmacia tradizionale si trasformi oggi in «riferimento cui rivolgersi prima di ricorrere a prestazioni, servizi e strutture di ben più elevata complessità nel campo preventivo, diagnostico, curativo e riabilitativo. Il manuale, da una parte «facilita l'accesso dei cittadini a luoghi e figure della sanità per servizi routinari», dall'altra «offre una metodologia di base per implementare qualità e la sicurezza della cura».
Volute dal Ministero della Salute, le Linee d'indirizzo, raccolte in un manuale, valido sia per il farmacista sia per il medico e l'infermiere, altri attori delle cure primarie, sono state presentate a Roma alla presenza anche di Amedeo Bianco (Fnomceo), Annalisa Silvestro (infermieri Ipasvi). Il manuale copre le situazioni pratiche ricorrenti nella nuova farmacia dei servizi, dalla corretta gestione del farmaco alle raccomandazioni di buon uso dei prodotti a base di piante, dalla comunicazione con i cittadini e tra operatori all'uso delle tecnologie Ict al servizio della comunicazione, la telemedicina, il monitoraggio a distanza, la continuità ospedale-territorio, l'educazione sanitaria e gli screening.
Mauro Miserendino
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