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Politica e Sanità

19 Luglio 2014

Errori in farmaci a bambini, l'esperto: ruolo importante del farmacista


C'è ancora molto da fare per ridurre i margini di errore nella somministrazione di farmaci ai bambini che si verificano in percentuali variabili tra il 5% e il 27% e sono responsabili di circa 7.000 decessi all'anno nei soli Stati Uniti e i farmacisti possono dare un contributo importante. È quanto sostengono gli autori di uno studio condotto presso il Children's hospital at Montefiore di New York ed è condiviso da Maurizio Bonati, responsabile del Laboratorio per la salute materno-infantile e direttore del Centro di informazione sul farmaco e la salute dell'Istituto Mario Negri di Milano: «La responsabilità è del medico che prescrive il farmaco ma, a parità di nome commerciale, i farmacisti possono sicuramente orientare la scelta e sono tenuti a verificare che la formulazione sia pediatrica; spesso è però molto difficile perché sulla ricetta non c'è l'età del paziente. Insomma, il loro intervento potrebbe essere potenziato con strumenti più precisi». E aggiunge: «L'Ema e l'Fda da qualche anno si sono attivate per affrontare il problema e fare in modo che, al momento della registrazione, i farmaci a uso pediatrico siano garantiti per la sicurezza e per l'efficacia sul bambino». Tuttavia, non sempre le formulazioni sono a uso pediatrico: «Per i farmaci più utilizzati ci sono i misurini all'interno della confezione e addirittura è possibile scegliere tra sciroppi dai gusti diversi, ma fino a quando guideranno criteri di mercato, è improbabile che ci si muova nella giusta direzione per tutti i farmaci. Eppure anche questo è un aspetto del diritto alla salute. Alcuni farmaci devono ancora essere spezzati o frantumati, con il rischio evidente di un dosaggio non appropriato e di effetti collaterali». Sull'essenzialità del ruolo dei farmacisti ne è assolutamente convinto Paolo Vintani, vicepresidente Federfarma Milano-Monza-Lodi: «Noi siamo "traduttori di senso" e il nostro compito è fondamentale nel favorire una corretta compliance; la prescrizione può essere corretta ma spesso viene interpretata malamente dal genitore, che ha bisogno di una conferma dei dosaggi, dei tempi di assunzione e degli obiettivi che un dato farmaco può permettere di raggiungere. Penso per esempio ad antibiotici conservati in casa e poi assunti in maniera eccessiva, impropria o con terapie interrotte troppo presto».

Renato Torlaschi

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