Politica e Sanità
23 Luglio 2014La sentenza della Corte Costituzionale sulla fascia C continua a far discutere e se da una parte gli avvocati di Iusfarma sottolineano gli aspetti di novità contenuti nelle motivazioni alla base della decisione e temono che possa scontare «quella sorta di assuefazione dei titolari di farmacia, trattandosi di un atteggiamento pericoloso», dall'altra il Movimento dei liberi farmacisti (Mnlf) pone l'attenzione sull'erroneità delle stesse e critica la strategia con cui sono state elaborate le memorie. In particolare, gli esperti in diritto farmaceutico, segnalano che per la Consulta «il problema non è tanto quello di presupporre o meno la medesima professionalità in capo al titolare di farmacia e al farmacista che gestisca la parafarmacia, quanto piuttosto quello di considerare la farmacia inserita in un sistema diretto alla tutela della salute pubblica, sistema che è caratterizzato da un equilibrio scelto dal legislatore secondo orientamenti non irragionevolmente diretti a garantire l'efficienza economica delle farmacie sul territorio come presupposto della tutela della salute». In questo scenario, ricordano gli avvocati, «le farmacie sono soggette a vincoli» e creano «una rete la cui smagliatura, che potrebbe derivare anche dallo squilibrio economico cagionato dalla mancata riserva della vendita di tutti farmaci soggetti a prescrizione medica, costituirebbe una smagliatura dell'intera sanità nazionale». Di fatto la Corte con «superiore chiarezza» rispetto a precedenti decisioni, fa riferimento a «una sorta di scala gerarchica dei valori in gioco nella quale la sanità pubblica occupa un gradino più alto di quello occupato dal principio di concorrenza che tanto preme non solo al Giudice amministrativo, ma anche all'Autorità garante della concorrenza e del mercato», e fa anche notare che «i farmaci di fascia C non vendibili in parafarmacia costituiscono l'eccezione rispetto alla regola». Sono esattamente questi i punti della sentenza, che Mnlf considera «macroscopici errori». In primo luogo, sostiene, «il numero di farmaci con l'obbligo di prescrizione non rappresentano una eccezione, ma la regola» e poi, tornando ancora una volta sui conti, ribadisce che «con Sop e Otc, che rappresentano il 10% dell'intero mercato dei farmaci, le parafarmacie hanno occupato poco più del 10% di quel mercato, cioè il 10% del 10%». E, infine, alla Corte che sostiene che «fra i due esercizi permangano significative differenze, tali da rendere la scelta del legislatore non censurabile», i liberi farmacisti chiedono che vengano elencate, poiché «le uniche differenze derivano da obblighi imposti dai farmaci con obbligo di prescrizione, obblighi che le parafarmacie non possono adempiere appunto perché questi farmaci non li possono semplicemente detenere». E infine un'autocritica: «Non si è capita la lezione. In questa sede, nelle memorie bisognava dimostrare con dati alla mano che l'eventuale liberalizzazione dei farmaci di fascia C non avrebbe portato alla chiusura di nessuna farmacia, che la loro presenza dettata dall'esperienza della vendita dei farmaci di fascia C non aveva che "semplicemente scalfito" il monopolio delle farmacie da un punto di vista economico. Dati disponibili a tutti».
Simona Zazzetta
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