Interateneo Diabete, con intervento farmacista terapia usata meglio da pazienti
Un intervento, quello del farmacista rispetto a pazienti con diabete all'interno del progetto "Interateneo farmacia di comunità", che ha efficacia non solo nell'individuare i pazienti che non sanno di avere la patologie e nel rilevare la mancata aderenza alla terapia, ma anche nel migliorare lo stato di salute tramite la sua attività di counseling, tanto che il 32% dei farmacisti partecipanti ritiene che l'assistito utilizzerà meglio i medicinali grazie al counseling svolto in farmacia. Sono questi alcuni dei risultati dell'analisi effettuata da esperti in epidemiologia e in farmacoeconomista sui dati del progetto Interateneo Diabete e farmacia messo a punto in Piemonte da Federfarma e Ordine dei farmacisti regionali e dall'Università degli Studi di Torino che mettono in rilievo il ruolo dei farmacisti. «Due sono stati gli studi osservazionali avviati in questa prima fase, con circa 900 farmacie coinvolte» spiega Paola Brusa, docente presso il Dipartimento di Scienza e Tecnologia del Farmaco dell'università di Torino e coordinatrice del Progetto InterAteneo Farmacia di Comunità «uno dedicato alla prevenzione attraverso uno screening di possibili diabetici, mentre il secondo sul controllo dell'aderenza alla terapia e alle linee guida per i pazienti con diabete di tipo 2. I risultati raccolti in circa 4 mesi sulla base della somministrazione di circa 9.000 questionari, equamente divisi nei due studi, sono stati elaborati da esperti di epidemiologia e di farmacoeconomia per valutare i risparmi che arriverebbero nel momento in cui l'attività venisse istituzionalizzata, anche in prospettiva dell'eventuale trattativa per la remunerazione del servizio. A emergere è che al 31% degli utenti sono state offerte informazioni sul medicinale oppure sulla sua somministrazione, mentre il 18% è stato indirizzato al medico curante oppure al diabetologo. Inoltre il 32% dei farmacisti partecipanti ritiene che l'assistito utilizzerà meglio i medicinali grazie al counseling svolto in farmacia». Importanti anche i risultati sul diabete: «Stratificando il rischio di diabete in tre classi, i risultati preliminari dello studio Prevenzione parlano di percentuali a distribuzione diversa secondo scolarità, età e genere dell'assistito, con il 44% appartenente alla prima classe di rischio, il 23% alla seconda e il 33% a quella a rischio alto-molto alto. Sono soprattutto utenti con più bassa scolarità e con età più avanzata a essere maggiormente vulnerabili. La distribuzione nei due sessi invece è in sostanza sovrapponibile. La relazione con il livello di scolarità era stata messa in luce negli anni ottanta e l'aspetto interessante è che è vera ancora oggi, nonostante i passi avanti di scuola e diffusione di informazioni. La riflessione da fare allora è che la sensibilizzazione sul tema nelle scuole come nelle farmacie può avere un impatto ancora forte». Poi ci sono i risultati del secondo studio osservazionale: «Nel suo ruolo di auditor, sull'aderenza alle linee guida del diabete e alla terapia, il farmacista ha rilevato un 52% di assistiti che riferiscono di non aver fatto l'esame dei piedi, insieme a un 15% che non ha fatto l'esame del fondo dell'occhio. Percentuali superiori al 18% invece riferiscono di dimenticare l'assunzione del farmaco, antidiabetico, insulina, antipertensivo o antidislipidemico che sia. È evidente allora che l'utilità dell'intervento del farmacista consiste non solo nel rilevare la mancata aderenza, ma anche tramite la sua attività di counseling, nel migliorare lo stato di salute». In questo senso, «la professionalità del farmacista associata alla presenza capillare sul territorio delle farmacie, alla possibilità di sviluppare una formazione uniforme a livello Regionale e di raccogliere numerosi dati certificati dall'epidemiologo e dallo specialista assicurano un forte impatto sulla sanità pubblica». Il Progetto Diabete e Farmacia, ricorda ancora Brusa, «è il primo step del Progetto InterAteneo in Farmacia di Comunità, incentrato per l'appunto sulle quattro patologie croniche a maggiore impatto socioeconomico (diabete, Bpco, scompenso cardiaco e dislipidemie), sul quale in Piemonte Federfarma, Ordine dei Farmacisti ed Università sono impegnati dal 2012 insieme con le Scuole di medicina della Regione Piemonte».
Francesca Giani
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